Pioveva

di Alice Ayres

Come quando la notte ti svegli perché il cielo sembra tuonarti addosso. Come quando le strade si allagano e ci si rintana in casa come ladri, come cuccioli. Come quando vorresti fregartene di tutto e andare sotto quell’acqua a girare su te stessa anziché lasciare che ti renda malinconica. Come quando a distanza di tempo ti viene da dire “Ti ricordi che diluvio quel giorno?”.

Pioveva, come se il cielo volesse rendere quell’incontro speciale, lavando questo sporco mondo per offrircelo rinato, pulito, teatro dei nostri sguardi.
Stavo alla finestra come una bambina che aspetta Babbo Natale anche se sa che non esiste. Come una donna che ha il cuore in gola dall’emozione, contro ogni logica.
Ho visto la sua auto fare retromarcia, contromano, per tutta la salita, per non farmi camminare sotto l’acquazzone. Non gli ho mai detto che sarei corsa giù per quella strada anche scalza, sotto al diluvio, pur di potere finalmente vedere il suo sorriso.

Sono salita sulla macchina, trepidante. Ho intravisto un po’ di imbarazzo sul suo viso e mi sono chiesta se anche lui scorgesse la timidezza nel mio sguardo fiero e spaventato.
L’ho guardato, finalmente, e la sola cosa che ho sentito dentro – quel tipo di sensazione vera quanto la vita – è stata: Voglio farlo felice.

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