Rapimenti fittizi, yes they can

Ho letto che l’azienda francese Ultime Realite offre ad annoiati e facoltosi clienti in cerca di ‘forti emozioni’ (generalmente manager) la possibilità di essere rapiti per finta. Si concorda la dinamica del sequestro, si paga e si aspetta di essere catturati, quando con esattezza non si sa perché ovviamente dev’esserci l’effetto sorpresa. Il tutto dura mediamente appena quattro ore ma dietro a un più lauto compenso i sequestri possono essere personalizzati con ‘effetti speciali’ come il ricorso a un elicottero (!) o l’irruzione di poliziotti (finti) al momento della liberazione.

L’iniziativa è talmente assurda da sembrarmi geniale, ma dischiude degli interrogativi inquietanti: quanto è disposto a pagare un uomo (il target è prevalentemente maschile) per ciò che non ha? Come può ritenere soddisfacente un’emozione inautentica, creata dalla finzione? E questo, guarda caso, ci riporta dritti al motivo per il quale la prostituzione non passerà mai di moda: perché esisteranno sempre uomini ‘disperati’. O semplicemente incapaci di mettere in gioco se stessi anziché il loro denaro. Forse al detto ‘i soldi non possono comprare la felicità’ bisognerebbe aggiungere la postilla ‘e neppure la capacità di vivere davvero’.

E ancora: fino a che punto si può considerare legittimo e non oltraggioso un servizio come quello dei rapimenti fittizi? Se lo scopo è ‘giocare a quelli che rischiano la vita’ tanto varrebbe inscenare un bel campo di concentramento farlocco, magari con tanto di marchio a fuoco sul braccio e tutine a righe. Ma certo, quello non lo faranno mai perchè non è politically correct. Meglio lasciare inorridire in silenzio le vittime dei sequestri veri.

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