Il sacrificio di Isacco

È amore se ti sembra una nuova Vita.
È amore se dormire nudi diventa la vostra religione.
È amore se guardarlo nei suoi gesti quotidiani ti infonde serenità.
È amore se quando ti bacia all’improvviso ti senti innocente come una bambina.

È amore se. Ne ho scritti tanti in queste ultime settimane, col sorriso sulla bocca e il batticuore ad agitare le mie costole.

Potrei andare avanti all’infinito, e raccontarvi di sorrisi tra le lenzuola, di sguardi che ti scavano l’anima, di brividi inaspettati che in un istante spazzano via certezze e progetti: vado a Londra, no resto qui. Il mio sogno era l’Inghilterra, ora invece sei tu. Ma i sogni più belli sono i progetti, e allora lasciami disegnare un futuro che somigli a noi due insieme, amore mio. Lasciami guardare in faccia la paura e sfidarla, giurandole che non vincerà, non stavolta.

Sì, andrei avanti all’infinito, fino ad annebbiare la vista con enormi lacrime di gioia. Fino a sembrare il prototipo della donna sdolcinata, di quelle che se chiudono gli occhi e immaginano l’Amore vedono colori caldi e mani intrecciate e prati sconfinati privi di ogni ostacolo.

Ma non c’è più tempo per le idealizzazioni, non in questa mia vita. La verità più scontata è anche la più dura da digerire: un rapporto reale è fatto di ostacoli, non ne è immune. È una battaglia da combattere fianco a fianco, prima di tutto contro se stessi. Contro quella parte di noi che in decine di anni ha maturato l’illusione che la solitudine abbia un valore intrinseco, seppur non aggiunto. Che se da soli forse non si vive, perlomeno si sopravvive. Che proteggersi da quelle variabili della vita che si possono evitare sia astuto e non sacrificale.

Amare per me non vuol dire soltanto deporre le armi dell’individualismo più ostinato, dell’io sto bene da sola. Significa metterle in mano alla persona che scegli.
Significa guardare quell’uomo mentre apprende da te ogni modo per ucciderti, e sperare che non lo faccia. E sapere che non lo farà.
Resti lì – immobile – davanti ai suoi occhi, spogliata della tua armatura – persino del tuo nome di battaglia – a guardarlo nel silenzio di un attimo infinito. “Sei la persona che può farmi più male al mondo. Non farlo. Io non lo farò”.

E quando sarai tentato di pensare che non ne valga la pena ricorda che a me, per difendermi, resta solo l’amore.
Don’t give up.