Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Mese: luglio, 2013

Carta carbone

Ciao Alice,
ti scrivo perché mi sono resa conto che stai passando quello che ho passato e sto passando anch’io. Con diversi gradi di dolore, ovvio. Con diverse sfumature di disperazione, chiaro.
[…]
Ho conosciuto un uomo, e me ne sono innamorata. Non ho mai avuto storie lunghe nella mia vita, sono sempre stata sfiduciata nei confronti dell’amore. Ho fatto tanta di quella fatica per lasciarmi andare, per riuscire a vivere quella quotidianità a cui, senza rendermene conto, ho sempre anelato.
[…]
Non lo so perché. Mi sono buttata e ho dato fiducia. Mi sono aperta come non facevo da tanto. Attraverso lui ho conosciuto una parte di me che, mio dio, mi piace tantissimo: una parte dolce, che manda buongiorni e buone notti, una parte tenera e paziente e comprensiva. Il problema iniziale più grande che ho dovuto affrontare è stata la mancanza di fiducia nei miei confronti: non mi era mai capitato. Mi sentivo fallata, in colpa, sbagliata, perché non sapevo come far sì che si fidasse di me. È stato sospettoso, pensava vedessi qualcun altro: c’erano frecciatine continue, e avevo paura di dire che uscivo con due amiche e un amico, perché magari avrebbe pensato male di quella presenza maschile. Lo ammetto, a volte, per il NOSTRO bene, ho mentito. Non ho mai tradito nessuno nella mia vita, tanto meno lui. So come funziono: di sensi di colpa potrei davvero morire. Mi ha ributtato contro ogni parola che riteneva sbagliata per giorni. Sono arrivata ad aver paura di ogni cosa che dicevo e che non dicevo, di ogni cosa che facevo e che non facevo. Era tutto un: sto scherzando, non intendevo dire questo, non ti sto accusando. Ma intanto le parole uscivano. E io le masticavo e le ingoiavo come carta vetrata. E non riuscivo a digerirle. E non volevo nemmeno proteggermi, perché non trovavo giusto dovermi difendere da lui. Non essere creduti fa più male dell’abbandono stesso. Non essere creduti e non avere la possibilità di spiegarsi fa un male cane. E la fiducia è dolorosa per chi la dà, ma lo è di più per coloro ai quali non viene data.
[…]
Ero incazzata come una iena e allo stesso tempo avrei voluto gridargli: “Credimi! Credimi! Stai buttando via tutto per cose che esistono solo nella tua testa!”. Sentivo di aver fallito, di aver perso, anche se ero dalla parte della ragione. Avevo comunque perso lui.
[…]
Io non so chiudere le porte, io le lascio sempre accostate, io le seconde possibilità le do, perché sono debole con le persone a cui voglio bene. […] Perché so restare, anche quando mi fanno male. Anche quando tutti mi dicono che sbaglio e che dovrei andare via. Perché so perdonare, anche quando non sarebbe corretto.  Pensavo, e penso tutt’ora, che sia molto, tanto, troppo insicuro. […] Ho pensato che avesse bisogno di certezze, e gliele ho date. E sono contenta di questo. Ho perso un po’ di orgoglio e un po’ di dignità, ma non m’importa; ho sbattuto contro i suoi muri, e alcuni dei suoi mostri forse sono diventati miei. […] Sa come farmi più male, lo sa. E lo fa comunque.
[…]
Non ho mai preteso di uscirne “in pari” da un rapporto: a volte ho ricevuto più di quel che meritavo; stavolta so di aver dato più di quel che avevo.
[…]
So cosa vuol dire subire accuse e insicurezza. Mi sono sentita colpevole per cose che non facevo, ho chiesto scusa per colpe che non avevo. Può capitare no? Io in questi giorni mi sto ripetendo che forse non ci tiene così tanto: chi ci tiene chiede scusa anche per cose inutili, chi ci tiene lotta. Io ho dimostrato con fatti e parole di tenerci. Perché non può farlo anche lui?
[…]
Non so dare consigli o raccomandazione, e non so dirti come andrà a finire, le conosco quelle come noi: […] cerchiamo, seppur deluse, di salvare il rapporto con le parole, con le unghie e i denti, con la colla, lo scotch, il coraggio, gli aghi e i fili. Non siamo fatte per portare rancore, e forse dovremo andare a sbattere tante volte sullo stesso muro per capire che non si tratta di una porta. Ma l’amore è l’unica cosa che ci resta e, anche quando fa male, è l’unica cosa che difendiamo. E allora va bene così.
In bocca al lupo, un abbraccio forte, ti sono vicina, davvero.

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Confessioni di una troia che troia non è

Siamo in tante ad aver avuto qualche uomo di troppo tra le gambe nel corso della vita. Alcune lo ammettono, altre lo nascondono persino a loro marito (sagge), altre semplicemente lo negano.

Il sesso per una donna è estremamente a portata di mano. È una di quelle cose che puoi fare mentre pensi che la vita fa schifo e che “magari così mi distraggo per dieci minuti”. Che può capitare perché “ormai sono qui”. Che succede perché l’insensibilità delle persone che ti stanno intorno ti porta a cercare calore umano così. Una cosa a tratti inutile, a tratti divertente, ma sempre facile.
Peccato che a me le cose facili non siano mai piaciute. Peccato che la vera me sia lontana mille miglia dalle stesse situazioni in cui sono più volte inciampata.

Potrei raccontarvi di quanto fosse entusiasmante e frenetico cambiare amante con la velocità con cui ci si veste la mattina quando si rischia di far tardi a lavoro. Forse lo è anche stato, forse avevo bisogno che mi sembrasse tale. Potrei, sì, dipingermi come la sexy-cacciatrice di turno: in fondo, dati alla mano, c’è chi non ha mai lesinato etichette poco lusinghiere nei miei confronti. Persino chi mi era accanto nella vita.

Invece oggi scelgo la verità, e la dedico a tutti i maschilisti che conosco. La verità su quelle come me che vi ostinate a giudicare ‘inaffidabili’, che secondo voi vorranno sempre flirtare con qualcun altro – magari solo innocentemente (cosa che di per sé mi pare già un ossimoro, forse perché amate l’incoerenza), che pensate vorranno sempre prendervi in giro poiché confondete una relazione sentimentale con una gara a chi ferisce l’altro. A chi ‘arriva primo’ nell’attaccare per difendersi.
Voi che cercate sempre il bicchiere mezzo vuoto, la fregatura, la prova che “tanto sono tutte uguali” non avete capito un cazzo. E non dell’amore, non della vita, ma più semplicemente delle donne come me. Quelle che hanno sentito un piccolo solco nell’autostima ogni volta che un uomo inutile le ha spogliate. Quelle che all’ennesima delusione sentimentale si sono dette che forse il sesso dozzinale aveva meno effetti collaterali. Quelle che i vent’anni li hanno superati da un pezzo e non si divertono più a indossare i tacchi alti per andare a tirare tardi in qualche locale.

Che cosa potrà mai desiderare una ‘mangiauomini’ come me? Le attenzioni di mille spasimanti? Il brivido di piacere a tutti? La soddisfazione di sedurre con uno sguardo? Stronzate. Palliativi da quattro soldi. Ciò che voglio è amare un uomo, uno soltanto, e sapere che sarà l’ultimo. Che non dovrò più vergognarmi del mio corpo, delle mie espressioni, della mia dolcezza davanti ad altri occhi. Che vedrà i miei capelli diventare bianchi, e le mie rughe accentuarsi, e dopo tanti anni mi chiamerà ancora con lo stesso stupido nomignolo dei primi tempi. Voglio una storia normale, senza maschere, senza pose, senza gare, in cui guardare il mio compagno e trovarlo bellissimo – desiderandolo più di ogni altra cosa al mondo – anche quando ha i brufoli, o la pancia da birra, o gira per casa in mutande, calzini e infradito. Persino quando si lamenta. Voglio addormentarmi al suo fianco  e sentirmi al sicuro dal mondo orrendo che c’è là fuori, dove conoscere gente nuova è sempre un film già visto, e il sesso occasionale – a ogni spinta – somiglia più a una serie di coltellate che a un momento di intimità. Voglio fare la spesa, cucinare, far quadrare i conti pensando per due. Voglio sentirmi ‘fuori dai giochi’, e lasciare che l’ansia di prendere un impegno si stemperi nel puro piacere di farlo, nel coraggio di amare, nella difficoltà di insistere anche nei ‘periodi no’, nella bellezza di un atteggiamento corretto privo di tradimenti, di cose non dette, di “meno male che almeno c’è quell’altro che mi capisce meglio di Lui”. Voglio chiudere gli occhi e provare ribrezzo nell’immaginarmi a letto con un uomo che non sia colui che ho scelto, sicura che – al di là dei suoi difetti, al di là di tutte le cose che non sopporto di lui – non riuscirei a vedermi al fianco di nessun altro. E non tanto per una questione di possesso, o perlomeno non solo, ma per la soddisfazione di non aver avuto paura di provare a fare la differenza, investendo senza rete di protezione tutti i sogni che le scelte sbagliate mi avevano fatto sembrare irraggiungibili. Di aver onorato i sorrisi, i progetti, le promesse dei primi mesi insieme, quelle che le donne fanno per donarsi senza riserve all’altro e gli uomini per sentirsi migliori, rimangiandosi poi tutto.

Voglio solo smettere di sentirmi così stanca, umiliata, distrutta per aver cercato l’Amore nei posti sbagliati. E non mi riferisco alle one-night-stands.