Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Mese: maggio, 2012

The sweetest thing

La cosa più dolce che una persona ha fatto di recente per me è stato uscire di casa con delle posate di plastica. Forchette riposte in macchina con l’intento di comprare qualche prelibatezza in rosticceria da gustare con me all’aperto o su quegli stessi sedili, senza l’inutile sontuosità di un ristorante borghese né gli occhi (o le orecchie) di qualche altro commensale puntati addosso. Un gesto a suo modo romantico non solo per la disarmante semplicità che lo guidava ma anche per la freschezza insita in ogni nuovo incontro, quando mangiare insieme significa condividere un rito fatto allo stesso tempo di cibo e parole, diametralmente opposto ai pranzi quotidiani, ritagliati di fretta in pausa da lavoro o sotto il regime plumbeo di chi dopo tanto tempo non ha più nulla da dirsi.

Quel venerdì non potevo mangiare fuori a mezzogiorno, proprio non potevo. Rifiutare quelle posate è stato più difficile che partire rinunciando a quell’angolo di paradiso italico e all’intimità unica che si instaura tra due persone quando non si vergognano di sporcarsi di sugo l’una di fronte all’altra.

Molti anni fa io e Filippo andammo in vacanza a Filicudi, e per farlo prendemmo l’aliscafo da Palermo. Mentre ci dirigevamo in taxi verso il porto, vidi questa sorta di giardinetti lungomare ed esclamai “Guarda che belli!”, ma lui non mostrò alcun genere di entusiasmo. I dettagli di certi ricordi ti restano sottopelle senza un perché: quando settimana scorsa ho rivisto quel prato e quel mare per un istante ho ripensato a quella vacanza estiva, l’ultima insieme. Solo per un istante però. Poi il destino ha dato ragione a Elaine, mia coinquilina irlandese dei primi tempi a Londra. Quando il mio ex mi lasciò spezzandomi il cuore, una sera lei venne in camera mia e davanti al mio timore di non riuscire a liberarmi dei ricordi legati a ogni posto e oggetto intorno a me, esclamò perentoria: “You will give new meanings”.

E così è stato. Ora quel lungomare siciliano mi ricorda solo una bellissima giornata di luce e vento, trascorsa col sorriso sulla bocca a riempirmi gli occhi di Bellezza inaspettata.

I miei “29 settembre”

La prima volta che ho tradito mi sono sentita in colpa. Sporca. Disonesta. Orribile. Ricordo il tormento interiore, la paura di perdere il mio ex, il bisogno di confessargli tutto pur di punirmi, pur di essere sincera almeno a posteriori.

La verità è che non ero mortificata per quello che avevo fatto, ero delusa dalla squallida circostanza in cui ciò era avvenuto. Ci sono situazioni in cui una donna – single o impegnata non importa – sa che deve lasciare perdere, che non c’è piacere in palio per lei, eppure a volte – vuoi per debolezza, vuoi per noia, vuoi perché ormai sei lì – capita di cedere, di assecondare la scelta sbagliata.

Quel giorno non ce l’avevo con me per amore del mio ex, ce l’avevo con me per amore di me stessa.

Più o meno un anno dopo ho tradito ancora, ma senza conflitti di coscienza. Certo non ero fiera di me, ma nemmeno così sottomessa alle regole imposte dalla società da negarmi un momento di piacere, stavolta scelto e desiderato. Se ti godi veramente una scappatella, come puoi rinnegarla?

Da allora sono diventata una di quelle che saltuariamente – magari quando le cose vanno male, magari quando la paura è quella di venire ferita per prima – cercano altro. O lo trovano pur senza cercarlo, cosa che alle donne succede molto spesso. Una di quelle che dopo una notte passata con un altro mandano un sms melenso al fidanzato,  non per coda di paglia ma perché davvero lo pensano. Perché tradire ti porta anche a fare paragoni tra ciò che hai e ciò che c’è là fuori, e realizzare che chi ti sei scelta come consorte vale molto più della media in circolazione è a dir poco rassicurante e splendido, anche se egoista e incoerente.

Parlo, rido e tu, tu non sai perché
T’amo, t’amo e tu, tu non sai perché

Non ho mai cercato giustificazioni alla mia infedeltà, solo spiegazioni. Per comprendere meglio me stessa, non per assolvermi. Non è semplice guardarsi allo specchio e riconoscere che forse non si sarà mai completamente fedeli in una storia, ma aiuta a ridimensionarsi, a capire che razza di persone si è. Ho imparato che ho tanti difetti – o ciò che le norme non scritte definiscono tali – ma che ho anche la mente abbastanza aperta da non renderli la mia prigione. Ho capito che la fedeltà per me verrà sempre dopo la libertà, la mia come quella di chi scelgo di amare, che deve essere legittimato a sua volta a qualche piccolo errore di percorso carnale, occasionale, primitivo, inaspettato… come spesso le storie d’amore non sono.

Le corna le hanno inventate per un motivo: sentirsi per un’ora vivi, folli e desiderabili, ma altrettanto rassicurati dalla presenza di una persona davvero importante che ci aspetta a casa.
Suona disgustoso, ma è atrocemente umano.

And I’m not sorry
It’s human nature