Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Mese: giugno, 2010

Novantesimo minuto?

La brillante Hilary Belle Walker nel suo libro “Case Altrui” scrive che per fare colpo su un uomo le servono in media 90 minuti, trascorsi i quali o si è creata una certa intesa oppure probabilmente non si creerà mai. Ho sempre trovato molto divertente questa teoria cronometrica, pertanto ho dedicato lasettimana a rilevare il tempo mediamente impiegato da un uomo per cadere nella mia ‘trappola’. Certo, fare colpo e finire a letto sono due cose ben distinte – la seconda di gran lunga più facile per noi donne -, ma talvolta l’una implica l’altra.

Primo esperimento: ragazzo decisamente più giovane di me, acerbo, non troppo interessante ma ben educato e molto volenteroso – nonchè l’essere umano che pronuncia l’aggettivo “clamoroso” più volte al giorno. Siamo andati a bere in un famoso locale di Milano il classico drink accompagnato dai discorsi sul nulla tipici di chi finge di volerti conoscere e non di puntare solo a una scopata. Ho apprezzato così tanto il suo sforzo ingenuo e smaliziato che siamo finiti (su mia iniziativa) a casa sua. Tempo impiegato: Poco più di un’ora direi. Con tanto di richiamata (ovviamente sua).

Secondo esperimento: un attore maledettamente bello con cui ho cenato a Roma in una sorta di appuntamento al buio. C’eravamo scritti mail per un mese, eravamo sconosciuti solo a metà. Incontrarsi dopo un ‘rapporto’ epistolare è sempre sconcertante e difficile perché la realtà si rivela sempre diversa dalle elucubrazioni profonde che ci si dedica da dietro un monitor. Saranno state le lettere, sarà stata la situazione surreale, sarà che lui era troppo bello per ammettere di non averci nulla in comune, fatto sta che dopo nemmeno due ore eravamo sul suo divano a scambiarci sguardi languidi nel silenzio della voglia di aversi.

Terzo esperimento: un uomo di una bellezza imbarazzante, di quelli che fanno girare la testa per strada o lasciano le donne a bocca aperta quando entrano in un bar. Benché affascinata dalla sua avvenenza – inutile negare l’innegabile – al momento del nostro incontro non sono riuscita a pormi sfacciatamente nella mia solita veste di seduttrice, cosa per me più rara della Rosa Chinensis Viridiflora. Ciononostante dopo nemmeno mezz’ora già rideva alle mie battute e già – a suo dire – mi desiderava fortemente.

Ora, con questi esempi non voglio assolutamente dire di essere una donna irresistibile né così interessante da trasformare ogni uomo in una persona dotata di quel minimo storico di sensibilità che non ha mai posseduto. Dico solo che è strano che a un maschio bastino – anche solo per fingere che non sia solo sesso – così pochi minuti per essere ‘impressionato’, guarda caso gli stessi che mediamente costituiscono la durata di una partita di calcio (!). Per quanto mi riguarda un uomo si guadagna una mia telefonata in molto più tempo, a meno che (ovviamente!) in ballo non ci sia solo sesso: in quel caso richiamo anche dopo meno di 24 ore. Anzi – mio grande classico intramontabile – mi limito a inviare un efficace e ungarettiano sms: “Sesso?”. What else?

Le dimensioni contano al contrario

Se è vero che il mondo è bello perchè è vario, direi che appartengo a questa varietà. Ma come, non ero solo l’ovvia donna assetata di sesso che schiaccia gli uomini con la propria spietata seduzione? Sì, ma attenzione: se le mie parole inducono a immaginarmi come una ninfomane ‘fallodipendente’ allora siete (in parte) fuori strada.

Io non amo gli uomini ben dotati – tranne che di cervello, cosa rara. Non li amo proprio. Mi rendo perfettamente conto che l’immaginario collettivo dipinga la donna appassionata di sesso come colei che pur di sentirsi riempita si trastullerebbe con una bottiglia di Cristal da diversi litri, ma benché io conosca tantissime femmine interessate all’argomento ‘macromembro’ personalmente non appartengo a quella categoria. Il sesso, in fondo, è anche una faccenda pratica: cosa c’è dunque di più bello di uno strumento che renda gli amplessi solamente piacevoli e mai dolorosi? A mio modesto avviso nulla.

Non sono una donna avvezza alle misurazioni in centimetri, ma ormai ho stabilito questa regola: il mio partner ideale non può avere dimensioni superiori a quelle dei tacchi delle mie scarpe. Detta con una parafrasi geometrica: sopra i 15 cm per me non può essere amore. E che cos’è allora? Scomodo. Non sgradevole né doloroso (giammai!) ma di certo un po’ scomodo. In fondo, anche se alcuni maschi retrogradi non sembrano comprenderlo, noi donne abbiamo un organismo vero e proprio e con determinate conformazioni all’interno di quel benedetto e sacro ‘buchino’ – in base alle quali oltretutto sembra bastino 9 cm per assicurare un orgasmo.

Ho trascorso l’ultimo anno della mia vita risucchiata in una ‘relazione pericolosa’ basata solo e unicamente sulla carica sessuale: lui non era né bello né colto né sensibile né maturo né onesto… insomma un uomo di merda. Ma aveva un piccolo arnese che sapeva usare alla perfezione. Benché il nostro erotismo col tempo si sia consumato (anche il migliore amante finisce col perdere il suo fascino se come uomo non vale nulla) gli sarò sempre grata per avermi fatto scoprire l’orizzonte del micropene: mai un conato di vomito, mai un dolore, nessun bisogno di preliminari, a stento di lubrificanti (per gli affari posteriori, of course). Uno spasso. Non immagino realtà migliore di quella in cui si possa fare sesso in qualunque momento e in qualsiasi modo, senza esperire nient’altro che puro piacere fisico.

Al diavolo le presunte leggi sulla virilità: l’uomo perfetto palesa nella qualità, non nella quantità. Evviva le scarpe col tacco.