Alice Ayres

You can't rely on other people to make you happy

Categoria: Tutti gli uomini della mia vita

Quattro

Era il 2016. Dopo qualche mese di frequentazione avevamo deciso di make a real go of it. In una chat, parlavo di noi così: consapevole ma stupita, razionale eppure intrigata.
Oggi queste parole brillano di rinnovato valore: perché ci siamo sposati (!), perché ci avevo (avevamo) visto lungo, perché quattro anni fa descrivevano chi avremmo potuto divenire mentre ora raccontano chi siamo, insieme.
Le lascio qui, per fissarle in uno spazio senza tempo, per non dimenticarle mai.

 

È una storia adulta, non quelle cose che partono con gli occhi a cuore e parole troppo ‘grosse’, che non sai se sia passione o vero impegno. Mi sembra più quel genere di situazione che comincia in sordina e si costruisce piano con un certo intento, che ti ci ritrovi ‘nonostante tutto’ (nonostante volessi stare sola, nonostante abbia fatto di tutto per resistere all’affezionamento…) e dici OK, proviamo. Ma proviamo sul serio. Proviamo a essere grandi, proviamo a condividerci davvero, proviamo a metterci in gioco e assumerci la responsabilità dei nostri caratteri di merda. A dirci tutto, a ‘stare male per stare bene’, a stare bene e basta. Ad accettare che quando si è in due le cose a volte sono difficili, e dure, ma finché si sta dallo stesso lato della barricata tutto resta possibile.

Innamorarsi

Innamorarsi. Ma non in quel modo lì. Quello dei sedici anni che sembrano non finire mai, che perdi il senno per qualcuno che in fondo nemmeno conosci, che ti addormenti in un letto d’illusioni ingigantite dal sesso per risvegliarti – prima o poi – in una realtà che di romantico e idilliaco ha ben poco. È capitato quasi a tutti, no? Di idealizzare, di scialacquare le speranze, di restare delusi tanto dall’altro quanto dalla nostra intrinseca incapacità di fare selezione, troppo impazienti per non perdere subito la testa.

Innamorarsi in un modo nuovo, sano, vero. Quello che fa poco rumore e per mesi non si fregia di alcuna parola dolce. Che non ricorre alle promesse per farsi grande, ma anzi abbassa ogni aspettativa, volutamente. Che mantenendo i piedi a terra mette alla prova la veridicità di un sentimento appena nato – che lievita lento e silente, eppure senza freni. Fino a quando quel tuo ego smisurato ma disfunzionale – quello che ci hai messo anni ad allenare in nome della più alta delle indipendenze – si accorge che c’è improvvisamente spazio per qualcun altro. La persona che nel corso dei giorni, senza alcuna premeditazione, hai imparato a conoscere, scoprendo che al di là della paura di condividersi c’è il piacere stesso di farlo: di raccontarsi, di mettersi a nudo, di correre il rischio di essere – finalmente – compresi.

Da quel momento la fiducia comincia lentamente a farsi strada, oltrepassando i primi strati della corazza: se la paura ti sussurra ancora a un orecchio, l’altro invece si abbandona alla convinzione che sia giunto il momento di lasciarsi andare. Alla sua mano, che per strada ti tiene stretta a sé; alle labbra, che quando le baci ti senti a casa; agli occhi che sanno ascoltarti e stimarti più di quanto avresti immaginato. Forse innamorarsi sul serio è un atto di risolutezza, non di romanticismo. È la volontà di scegliersi, di accudirsi, di costruire insieme un mondo privato che ha come codice le leggi morali comuni a entrambi. Un luogo dove rifugiarsi la sera, potendosi dire tutto. Dove smussare i reciproci difetti e farsi coraggio, sempre. Un posto dove amarsi nel senso più profondo: cercando di essere migliori. L’uno per l’altra, e l’una grazie all’altro.

Innamorarsi, in un certo senso per la prima volta.