Spero tu sia felice

di Alice Ayres

In ogni separazione, si sa, non esiste un modo indolore per lasciarsi. Ci sono però infinite vie per uscire da una storia con classe e buon gusto senza affossare l’opinione che l’altro ha di noi, peccato che sia femmine che maschi le ignorino. Le donne spesso frantumano la reputazione nell’immediato, attraverso atteggiamenti ‘da pazze’ (quanto vi piace definirci così!) quali mail e telefonate pretestuose, stalking ossessivo-compulsivo e recriminazioni alla ‘Tu mi hai rovinato la vita’. Gli uomini invece tendono a farti cascare le palle a rate: alcuni di loro dapprima dimenticano la tua esistenza (magari rimpiazzandoti in più o meno quindici secondi, esperienza atroce di cui ho già parlato qui), poi a distanza di tempo entrano nella fase più patetica di tutte, quella del buonismo.

Ora, io non ho nulla contro il ‘rimanere in buoni rapporti’, né tanto meno contro il tentativo di avere bei ricordi di una persona che ti ha reso felice prima che le cose andassero a troie. Ma quando questo ‘affetto’ combacia con feste comandate e ricorrenze, mi sale una nausea tremenda. Se non ci sentiamo più perché tu mi hai lasciato di merda e/o ci siamo fatti del male a vicenda e/o hai preferito un’altra a me e/o sono sparita perché non ne avevo più per il cazzo di vedere la tua faccia da coglione e/o tutte queste cose messe insieme, perché mai pensi che mandarmi un sms per il compleanno sia cosa buona e giusta? Che improvement apporta alla vita di entrambi? Mi vuoi far vedere che ti ricordi la mia data di nascita quando magari avevi ancora l’evento annotato sul cellulare? E anche se fosse tutta farina della tua memoria, a che conclusione dovrei arrivare, che il fosforo non ti manca?

Sono certa che lo facciano anche le donne eh, e sicuramente in modo ancor più intenzionale e frutto-di-mille-seghe-mentali degli uomini. Tuttavia gli esempi che vedo intorno a me giungono solo da Marte e regalano frasi più inopportune dell’arrivo delle mestruazioni la sera che devi farti una scopata. Una su tutte, l’evergreen più odiato dalle italiane: “Spero tu sia felice”. Ma come, direte voi, non è questo un augurio nobile, se non addirittura una sorta di offerta di pace alla fine della silente guerra di due cuori divisi per sempre? Col cazzo. Una perifrasi simile mandata via sms in occasione di una qualche ricorrenza è la traccia palpabile della totale inconcludenza di un ex, il quale – finalmente scarico di ogni forma di responsabilità nei confronti della tua serenità – spera che tu sia felice. Un po’come dire: “Ti auguro ogni bene per lavarmi la coscienza”. Del resto ora che siete due estranei non deve più tramutare in fatti le sue parole, e quindi può permettersi il lusso di scriverti una frase trita e ritrita, un beau geste che lo faccia sentire una persona migliore senza effetti collaterali.

Ora, all’autore medio di un simile sms vorrei chiedere una cosa: ma se volevi così tanto la felicità della tua ex, non potevi essere un uomo migliore quando stavate insieme, o perlomeno una persona abbastanza coerente da non scrivere frasi buoniste e non richieste col senno di poi?
C’è da dire che l’uso di ‘Spero’ al posto di ‘Vorrei’ parla chiaro: sperare non costa alcuno sforzo, è per questo che a molti uomini riesce così bene.

[Sto benone grazie, la mia nuova vita è meravigliosa. Spero tu riesca a dimenticarmi prima o poi.]

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