Alice Ayres

You can't rely on other people to make you happy

Mese: febbraio, 2012

Sindrome da crocerossina

Ero una di loro. Una di quelle patetiche donnette che confondono una relazione con una missione, che cercano l’espiazione di un peccato originale figlio di poca autostima e molto autolesionismo. Chi ha la tendenza a voler salvare un altro – nella stupida convinzione che sia un gesto nobile – attira a sé (in)consapevolmente la feccia dell’umanità. Certo, incontrare un maschio insicuro, tormentato, smidollato e incapace di affrontare la vita capita facilmente anche a chi non è vittima del morbo ‘Io ti salverò’. Ma se errare è umano, qui perseverare diventa patologico.

Il problema di essere una stupida crocerossina è che più un uomo è problematico e/o ti tratta male, più ti accanisci. Basta una sua parola dolce diluita in un mare di merda e subito ti convinci che lui, in fondo, ti voglia bene, che un domani sereno possa arrivare, che la sua sia solo una fase. Non importa se ti maltratta, minaccia, si fa come un cane e manco viene a recuperarti al pronto soccorso: tu in quel momento credi nel suo potenziale, insegui un traguardo, un fottuto mondo migliore dove il vostro ‘affetto’ – ovvero ciò che provi solo tu e che lui sfrutta per sentirsi meno solo – trionfi.

Vorrei spiegarvi come ci si sente ad annullarsi giorno dopo giorno, a non poter arrivare alla sera senza assistere a crisi di astinenza, risse o grida violente; di come sia impossibile vivere alla giornata quando da un momento all’altro può sempre accadere qualcosa di tremendo. Di come certe persone – troppo egoiste per lasciarti andare – ti riducano ai minimi termini, privandoti del diritto di esprimerti perché non hanno orecchie per ascoltarti, o di piangere perché il tuo dolore non può né deve rubare la scena ai loro problemi. Di come menti a te stessa, tradisci i princìpi per i quali vivi, sacrifichi la tua integrità di donna pur di aiutare qualcuno, e in cambio ricevi solo bugie, ricatti morali e maltrattamenti. Di come il tuo corpo si ribella al male che ti stai facendo, ti impedisce di respirare, camminare, di non tremare; di come si sviene sul freddo pavimento di un bagno senza che nessuno si preoccupi di te, senza mai sentirsi chiedere scusa.

Vorrei spiegarvi come ci si sente a non amarsi abbastanza.

“Bevo l’ultimo e poi andiamo”, e non era mai l’ultimo. “Lo facciamo domani te lo prometto”, e quel domani non arrivava mai. “Fai come vuoi”, e scaricava i suoi errori sulle mie spalle quando gli imputavo qualcosa. “Ci vediamo a casa”, e spariva per trentasei ore di seguito. “Non ti mentirei mai”, e inventava storie ridicole per fingere di non essersi drogato.

Non credo ci sia un limite di sopportazione oltre al quale si smetta di farsi del male, penso sia più una questione di identità. Puoi voler bene a una persona e fingere di non star sbagliando quanto vuoi, ma alla fine ciò che sei, ciò che sogni, torna a galla. E fa male, perché sai di aver ignorato e umiliato la tua essenza in nome di una crociata persa in partenza, come lo sono tutte le scelte prive di sano egoismo. C’è una cosa bellissima nelle relazioni che ti distruggono, ed è rendersi conto che per interrompere quella colata di dolore basta semplicemente dire a chi si ha davanti “Ti lascio al tuo destino”. All’improvviso la vita fatta di abusi psicologici, attacchi di panico, privazioni e ossessioni, quella che fino a ieri confondevi con la normalità, scompare per sempre. Diventa una memoria opaca, già remota, un film scadente visto al cinema che non valeva un euro del biglietto.

La vittoria non è mai salvare un altro. È salvare se stessi. Da allora finalmente l’amore per me ha una sola declinazione possibile: mors tua, vita mea.

Grande Fratello, lo specchio dei chiusi di mente

Guardare Grande Fratello fa male alla salute, ma qualche volta mi concedo questo pericolo, anche solo per ricordare che gente atroce ci sia là fuori – gente che poi, una volta uscita dalla Casa, bazzica nelle peggio agenzie e si denuda su qualche rivista senza manco un euro in cambio. C’è da dire che nei confronti della tv siamo tutti un po’ incoerenti: moltissimi – me inclusa – si atteggiano a ferventi amanti del web ma poi su Twitter commentano in diretta diversi programi televisivi, dimostrando che chi è attento ai media non può del tutto prescindere da quella scatoletta (oggi foglietto) luminosa. Se anche l’esame scritto di Giornalismo dell’anno scorso annoverava tra i temi una domanda sul GF, un motivo ci sarà. Il che, tra l’altro, dimostra quanto siano ridicoli quelli che lavorano nei media ma per fare i colti rivoluzionari non hanno un televisore in casa.

Ieri sera è stato eliminato un concorrente chiamato Amedeo, le cui vicende di tre mesi di gioco si possono riassumere così: entra dichiarandosi fidanzatissimo ma dopo poco si coccola e struscia in modo equivoco con Chiara, inquilina che ha palesemente un debole per lui. Tra ore passate a letto abbracciati a cucchiaio, complimenti e sguardi languidi, quando lei palesa la speranza in qualcosina di più lui la cassa a male parole dicendole che ha mancato di rispetto alla storia tra lui e la sua ragazza (sic!) perché “L’hai sempre saputo che ero impegnato”. Ora, io a uno così, per dirla gentilmente, infilerei un uncinetto su per l’uretra. Possibile che nel 2012 siamo ancora qui a dare della povera illusa (o della zoccola) a una single che riceve delle palesi attenzioni (e magari s’affeziona pure) da uno che single non è?

L’immaginario collettivo, specie in provincia, è ricco di figure mitologiche improbabili. Tra queste ne spicca una PERICOLOSISSIMA: la temibile donna malefica che per hobby si getta tra le braccia dell’uomo di un’altra. Uhhhh. La domanda sorge spontanea: se i vostri fidanzati o mariti sono tutti così fedeli, irreprensibili e coerenti, com’è che queste brutte streghe cattive trovano pane per i loro denti? Forse che la realtà è un’altra? Forse che, ad esempio, i vostri partner sono dei fottuti uomini medi che danno un senso al loro ego solo quando hanno gli occhi di una donna – qualsiasi donna – addosso? Forse che al di fuori del vostro talamo coniugale i cari maritini s’imbazzortiscono guardando il culo di una sconosciuta in pantacollant, o si spruzzano in mano al cospetto di qualche video Redhead teen facial cum?

La cosa più divertente è che ad alimentare il luogo comune della sfasciafamiglie siano soprattutto gli uomini e mica solo le cornute. Al contrario, alcune di loro mostrano anche una certa coerenza di fondo, forse per solidarietà (o superiorità?) femminile. Mi è capitato almeno due volte di intrattenere qualche relazione con un uomo che è stato smascherato dalla fidanzatina di turno (anche voi, vi fate sempre sgamare!). Com’è ovvio, in entrambi i casi le poverette mi hanno telefonato incazzate nere, tentando d’incolparmi del loro fallimento relazionale. Ebbene, dopo un primo momento di tensione (loro) connotato da quel patetico tremore di voce, non solo ci siamo messe a parlare serenamente come due “amiche” (avevamo pur sempre condiviso qualcosa), ma con una delle due ho pure continuato a sentirmi, tanto era evidente che non fossi io la persona da biasimare. Mi riferisco sempre, si badi bene, a due femmine che non si erano mai conosciute prima, conditio sine qua non di questo tipo di circostanze. Se a tradirti oltre che il fidanzato è pure un’amica, che ci prova con lui alle tue spalle per vincere la concorrenza-femminile-da-adolescente-complessata-repressa che nutre nei tuoi confronti, il discorso cambia drasticamente. In tal caso si passa a epiteti ben più accesi del semplice ‘zoccola’, e l’uncinetto lascia spazio alla tanica di benzina. Per bruciarli entrambi.

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