Alice Ayres

You can't rely on other people to make you happy

Categoria: Alice

Another

Sarai quel messaggio inaspettato ma tanto atteso, di quando all’improvviso tutto ciò che vuoi udire è la suoneria delle notifiche di Whatsapp. Sarai il sorriso emozionato e bagnato di colei a cui dedicherai nuove parole, la tua ironia, la malizia, e tutte le armi scintillanti che sappiamo sfoderare nella fase più egocentrica e inebriante di tutte – il corteggiamento – in cui fingiamo di essere solo i nostri pregi, e il meglio di noi acceca la preda. Quando ormoni e autostima danzano insieme – impazziti – fino al culmine di un primo bacio, un primo orgasmo, la prima pagina di un nuovo Noi.

Ti immagino di un’altra, lontano mille miglia da me, come già ti sentivo persino quando sognavo viaggi, risvegli e traguardi insieme, mano nella mano. Quando commuovermi davanti ai tuoi occhi era ancora un momento di intimità e non l’attimo in cui mi facevo bersaglio della tua voglia di fuggire dai bisogni del mio cuore fragile. Dalla dolorosa consapevolezza di essere destinata a perderti, ché forse ormai quella di appartenere l’uno all’altra era solo fatica.

Sarai il batticuore della prima uscita insieme, quando fluttuare nei tuoi occhi infelici è un estasiante naufragio, e non ci si può che domandare cosa si nasconda dentro a quello sguardo intenso come le più pericolose false speranze. Sarai l’abbraccio dopo il sesso che t’illude di non esser più sola, sarai il sogno adolescenziale di una vita insieme, di un bambino con la tua stessa testa grossa a cui insegnare che la vera intelligenza passa attraverso il cuore e non solo i libri.

Sarai tutte queste cose, e un giorno – che ora mi fa solo paura – le sarò anche io, e condividerò con qualcun altro quello che ho imparato insieme a te senza mai dirgli da dove viene. Così, porterò un pezzo del nostro amore in un nuovo inizio, per tenerti addosso nella vita che verrà, e far sì che il dolore di oggi non sia stato invano, trasformato in uno scrigno di ricordi di cui sorridere a distanza di anni.

Sarai tutto ciò che avrei voluto come stella polare.

Mirror

L’ho guardato attentamente. Ho sentito il suo odore, il calore, soprattutto il gelo. Dopo un orgasmo la percezione è più vivace, è come se venire significasse vedere, avvicinandomi alla Verità. Ho osservato il nostro letto come mai prima. La costante penombra che non lo illumina mai abbastanza. Le lenzuola macchiate di sborra e lacrime. Ho pensato che fosse il simbolo perfetto di questo amore im/possibile, il giaciglio delle promesse che non si manterranno, dove il sesso più intenso sembra dire «addio» ma anche «resta», e gli abbracci nella notte sono l’unica dolcezza che ci rimane. Dove sentirmi troppo spesso sola al risveglio, e commuovermi ripensando a tutti i sorrisi che coloravano questa casa che ho sempre sentito ostile, nella cruda consapevolezza che nulla sarebbe mai stato nostro, neanche il letto a cui né il mio corpo né il mio cervello sentono di appartenere.

L’amore è uno scontro di differenze, è la paura che l’uomo davanti a te confonda la condivisione con una prigione, ché per fare entrare qualcuno nella propria vita fino in fondo non basta un ‘Ti amo’. Ci vuole una gioiosa, straripante, coraggiosa arrendevolezza di cui scopro gli uomini sempre meno virtuosi, privandomi pian piano io stessa di questa capacità, inabile come sono ad accettare che sarò eternamente infelice fino a quando continuerò a sperare di essere amata come vorrei. Nell’esatto modo in cui amo io.

La cosa peggiore di venerare troppo se stessi è che nessuno reggerà il paragone con la nostra presunta e infondata perfezione.

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