Alice Ayres

You can't rely on other people to make you happy

Categoria: Alice

Mai esistiti

La macchina parcheggiata sotto casa mia, anzi no, parcheggiata sul marciapiede di traverso, temporaneamente, a indicare che la fretta del suo arrivo è la stessa con cui potrebbe andarsene. Poi la pioggia, la sera, l’abitacolo buio che ingigantisce e annulla le distanze tra noi. Sguardi pieni di paura, di malinconia, di tuffi al cuore, di rancore; pieni della speranza che ognuno – trincerato nel suo silenzio – stia pensando le stesse due parole.

Mi manchi.

La mia voce le pronuncia oltre la mia consapevolezza, come se non provenissero da questa gola. La maschera frana, lo sguardo si fa sincero e indifeso come chi è stanco di fingere, i secondi si dilatano all’infinito mentre gli occhi dinanzi ai miei lottano contro il mostro sacro dell’orgoglio prima di rispondere, quasi sussurrando, «Anche tu».

Era inverno, o forse primavera. Eravamo noi, o forse non lo siamo mai stati. Erano tre anni fa, eppure non sembra mai successo. Come le cose belle di te che a volte sembrano mancarmi, che in realtà non sono mai esistite.

Let go

Siamo cresciuti credendo che ogni traguardo mancato, ogni cambio di rotta imprevisto, ogni schiena che si allontana dai nostri occhi corrisponda a un fallimento. L’occasione, la felicità perdute. È davvero finita, ora lo so. E dovrei essere triste e malinconica, sentire nel suono della parola fine il gemito sottile dell’infrangersi dei sogni – troppo impalpabili per far davvero rumore, se non nel fondo dell’anima. Potrei piangere ripensando a tutti i sorrisi, i litigi, i battiti di cuore che spezzano lo sterno; a ogni singolo sguardo – felice, appassionato, terrorizzato – che oggi sembra servito a niente. Potrei puntare i piedi, avvinghiarmi alla convinzione adolescenziale ed egoistica secondo cui se vuoi qualcosa devi combattere, insistere, andare contro ogni logica. Potrei… ma semplicemente non è più quel tempo, come se l’aria avesse cambiato profumo.

Ora è il momento di diventare adulti, di essere sereni. Sereni nello schiudere la mano e lasciare andare i ricordi, seguirli con un ultimo compassionevole sguardo mentre si depositano nel passato, lungo quell’irta strada già battuta che ora mi ispira a camminare diversamente, foss’anche col semplice naso all’insù. È il momento di non sentirsi soli mentre autunno e inverno bussano all’uscio, di scivolare sotto a una coperta soffice ascoltando i propri respiri come onde sul bagnasciuga, nella soave melodia di un cuore che ritorna finalmente placido. È ora di smettere di aggiungere alla tela continue pennellate alla ricerca estenuante di una presunta perfezione.
È tempo di appendere il quadro e dire: “Va bene così”.

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