Quando sono triste

Ho un quartiere del cuore dove rifugiarmi. Uno di quelli che non sembra nemmeno di stare a Milano anche se la metro è a un passo. In cui passeggiando per le strade incroci solo i pochi abitanti, come in ogni zona residenziale che si rispetti: niente negozi, ma silenzio e benessere.

Tra clinker vintage perfettamente conservato e aiuole dalle foglie lucenti dimentico il resto del mondo, soprattutto il mio dolore. Il tempo immobile di queste vie sospende l’età e ogni scelta sbagliata: restano solo i miei piedi di bambina, che tante volte percorsero trepidanti questo asfalto. Nascosti dietro a una finestra inglesina, li ritrovo in compagnia di ricordi che leniscono il cuore: la foca peluche che adoravo, clic di foto scattatemi mentre maneggiavo un gioco con carica a molla, il ragno che camminò sulla pelle di mio fratello facendolo urlare. 

Ma soprattutto, qui avverto ancora quel calore che solo la protezione dell’infanzia ti dona: il lusso perduto di essere fragili, delegando a terzi la cura delle tue ferite. Ecco, io la affido tutta alla bellezza di queste case.