Per un’ora d’amore

di Alice Ayres

…E poi succede che il tuo lettore mp3 propone Close to you di Burt Bacharach proprio mentre stai mandando a un’amica la foto di una tua conquista estiva. Uno di quei gesti goliardici che le femmine compiono per sentirsi emancipate e sprezzanti dell’amore. Per negare che quel passeggero distratto – nel seppur breve viaggio compiuto insieme dalle loro vite – fosse molto più di una piccola comparsa sessuale.

Succede allora che ti rimetti a guardare la sua foto, ingrandendo ogni dettaglio: la camicia, le rughe d’espressione, il sorriso accennato. E soprattutto quegli occhi. Occhi verdi e innocenti, capaci di guardare il mondo con stupore e curiosità, come se il dolore non esistesse, come se la vita avesse sempre un lieto fine. In un attimo sei di nuovo lì, sotto il sole cocente di San Francisco, seduta sul prato di Dolores Park a ridere e raccontargli di te, per l’ultima volta. A sentirti viva, giovane, fresca. A sognare una vita lontana dall’Italia, dagli obblighi, dalla perifrasi “fine mese”.

D’un tratto con le dita stai di nuovo disegnando quel viso, ogni piega della pelle, la cicatrice sulla spalla, i battiti del suo cuore che tranquillizzano il tuo. Riesci a sentire il suo odore, i respiri lunghi di quando si addormenta, il sapore delle labbra che ti baciano all’improvviso mentre stai parlando.

Sei sotto la mia pelle. Lo eri già prima di rivolgermi la parola, prima ancora di sederti al mio tavolo in quella sera di agosto. I nostri sguardi si sono incrociati per un istante, per sbaglio, per cortesia, e io non ho potuto che pensare: “Eccoti, finalmente”. Ti stavo aspettando e nemmeno lo sapevo. Dopo più di diecimila chilometri percorsi da sola, eri lì – splendido – davanti ai miei occhi.
Ora sei dentro di loro, nei ricordi che li fanno velare di commozione, nei sorrisi che mi rammentano che la Bellezza esiste per tutti, persino per me. E brilla accecante nella consapevolezza che anche tu, dall’altra parte del mondo, mi stai ancora pensando. E va bene così, senza mai più dirsi altro.

Sei arrivato e mi hai restituita alla Vita con una sola frase, pronunciata sottovoce al risveglio, mentre ci guardavamo con la dolcezza unica degli occhi di due amanti che hanno dormito abbracciati.
“I’m glad I stayed”.

 

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