Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Tag: webcam

I’m not a pervert

Riemergo da una latitanza chiamata lavoro, e da un’ultima settimana emotivamente non facile.

Ieri sera sono incappata per caso – è assurdo come proprio io che sono una stalker dichiarata finisca per vedere certe cose senza cercarle – in una foto della bamboccia cornuta che sta con Filippo, quello degli annunci erotici di due post fa per intenderci: la povera mocciosa è riuscita finalmente (fuori corso) a laurearsi, ed era lì ritratta nel classico momento ebete post-discussione. Ora, benché a livello di sensazioni la sua esistenza mi lasci indifferente – e ammetto che mi ci sia voluto parecchio per arrivare a questo gelido stato di cose – quell’immagine mi ha fatto rabbrividire. Non per il soggetto che ritraeva, bensì per ciò che rappresentava: la fidanzatina-cliché generata dal perbenismo di un individuo come il mio ex.

“I’m not a pervert”, ha scritto lui sul sito in cui cercava zoccole che gli facessero vedere la vagina in webcam. Persino nel momento in cui si fotografava da solo il cazzo (con tanto di fotoritocco!) contraendo i muscoli come manco sul cesso, non ha potuto esimersi dal mentire a se stesso prendendo le distanze da quella PERICOLOSISSIMA (?) categoria che socialmente lo disturba: i pervertiti. Come se poi esistesse davvero un preciso insieme di persone definibili tali… non stiamo mica parlando di pedofili. Ad ogni modo lui è diverso e noi gli crediamo: sì Filippo, tu sei di certo un segaiolo atipico. Tu mentre ti sborri in mano desideri più ospedali in Africa, partecipi con sofferenza al dramma dell’infibulazione, ti commuovi senza darti pace per l’ingiusto omicidio di Trayvon Martin. La tua è un’anima pura che cerca egual purezza perfino dietro al monitor del tuo Macbook Pro pagato da mammà. O che, semplicemente, ha bisogno di una facciata dietro cui nascondersi.
Filippo è da sempre un maschio insicuro, e pertanto confortato dall’idea di una ragazzina piccola, minuta, ingenua, inferiore. Una che assomigli a una scolaretta delle medie e mai a una donna, accanto alla quale sentirsi alto, grande, uomo, inebriato dalla banale perversione sessuale dello stupratore di verginelle. Lui pretende magrezza, il volto struccato, i capelli lunghi mai raccolti, il pancino piatto, le forme adolescenziali, i jeans da manifestazione, niente tacchi e niente scollature. Ai tempi della nostra relazione era uno che se mettevo su qualche chilo me lo faceva notare tra le righe, affinché smettessi di contravvenire al suo immaginario di dominatore della mutua bisognoso di una partner filiforme da annullare col proprio metro e novanta. Una bambolina sorridente e anonima a cui parlare di amore fingendosi esperto, di fotografia contemporanea sentendosi artista, di ‘cultura underground’ sciabolando ogni sorta di luogo comune generazionale, dalle band alternative alle canzoni raggae passando per pellicole indipendenti e funghi allucinogeni.

Così, quando oggi ho visto la foto di quella sfigata senza trucco, coi capelli incolore adagiati sulle spalle, tanti piccoli orecchini trasgressivi su un orecchio, un’informe casacca marrone rigorosamente accollata e diversi kg in meno rispetto a quando l’avevo conosciuta, ho provato una pietà infinita. Si è trasformata esattamente in ciò che voleva lui, come fanno tutte le femmine deboli che per assecondare un uomo scendono a compromessi con le proprie identità indefinite. E cosa ha guadagnato, esattamente, da questa pseudo-metamorfosi? Un maschio che le dice “Ti amo”, che parla di ‘fare l’amore’ e non sesso, che mastica il suo stesso linguaggio di emoticon e parole abbreviate quali ‘nn’, ‘t’ o ‘x’, e che… quando è solo cerca donne vere da trombare. Senza coerenza. Senza rispetto. Senza l’happy ending che le ha promesso.

Ora, io non dico che in una coppia debba esistere la totale fedeltà, sapete benissimo che sono di tutt’altro avviso. Ciononostante mi disgusta pensare che una persona – maschio o femmina che sia – si impegni così tanto a plasmare un partner a immagine e somiglianza dei propri limiti mentali, e poi una volta riuscito/a nell’impresa – dopo aver guadagnato ogni genere di devozione da quella persona – semplicemente cerchi altro. Per giunta nel modo ferocemente ridicolo di Filippo, che invece di abbracciare almeno nella giusta sede (come l’esplicito sito annunci69) il suo lato più torbido e squallido, si sente in dovere di precisare che lui, beh, non è un pervert. Come se nudi di fronte a una webcam – senza scomodare alcun giudizio divino – non fossimo, in fondo, tutti uguali.

Questo tra l’altro mi conferma un’amara costante: il mio ex si sarà anche ‘evoluto’ in termini di propositività sessuale, ma la facoltà di fare una cosa fino in fondo continua a non essere affatto alla sua portata. Chissà quanto dev’essere frustrante essere lui. Chissà come dev’essere dilaniante non aver dimenticato il senso d’inferiorità che ha sempre nutrito nei miei confronti, al punto da doversi rivalere su altre donne attraverso amplessi occasionali.

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Mandami una tua foto

A chi non è mai capitato almeno una volta di fare incontri online? Non mi riferisco ai tristissimi siti di dating, parlo più in generale di tutte quelle interazioni ibride offerte oggigiorno dalla Rete: Twitter, Facebook, Skype… sembra quasi impossibile non trovarsi a chattare con qualcuno. La cosa che mi ha sempre lasciato perplessa di questo tipo di approcci è il modus operandi di molti maschi non appena capiscono che c’è trippa per gatti, ovvero quando l’interazione con una donna prende una piega ‘provocante’. Posto che non ci vedo nulla di male nel fare schifezze davanti a una webcam – è di certo meno deludente che bramare un uomo che poi a letto non sa come infilzarti – davvero non comprendo come a molti maschi basti solo quello. Ok, spesso online ci si imbatte in persone che non vivono nella nostra città e che quindi non potremmo incontrare in un battito di ciglia, ma siamo sicuri che il problema sia davvero di carattere geografico?

La dinamica di certi incontri può riassumersi più o meno così: conosci un maschio in Rete, non ti dispiace, chattate per ore senza peli sulla lingua, i toni si fanno a poco a poco più ‘accesi’ fino a quando finalmente oltre ai pixel entrano in gioco pure gli ormoni. A quel punto lui – l’uomo misterioso, eccitante, simpatico, sensuale e graffiante che brami quanto il panettone a Natale – si spoglia (…) di tutte queste proprietà sciabolando nell’etere la richiesta più prevedibile ever: “Mandami una tua foto”. Dove per ‘foto’, va detto, non intende un’immagine che gli faccia intendere le tue sembianze: arrivati a quel punto dovresti avergliene già mostrate abbastanza da fargli conoscere persino la forma delle tue narici. Ma non quella del tuo orifizio uretrale, che è esattamente ciò che vorrebbe vedere lui nel tipo di foto che richiede. Ora, io sono la prima che comprende quanto sia stuzzicante immaginare una donna presa a denudarsi e fotografarsi solo per voi, ciò che invece non afferro è come questo vi possa bastare. Per quanto mi riguarda ho sempre inteso tali scambi di effigi come dei semplici preliminari, un modo insomma per stuzzicarsi e tenere vivo il desiderio in vista di un sacrosanto incontro vero e proprio. Non dico che uno debba andare a letto con chiunque conosca online, dico che se due persone adulte hanno voglia di giocare coi mezzi messi a disposizione dalla modernità, è bene che abbiano piacere di farlo fino in fondo.

Per quel che ne so io, a una donna di ricevere la foto del pene di uno con cui chatta non frega davvero niente. Può volerla vedere per sana curiosità, per testare se la persona con cui parla sia disposta a mettersi altrettanto in discussione, ma al di là di questo non c’è niente di eccitante – sulla lunga distanza – nel guardare l’immagine di un uomo senza vestiti. Può essere inebriante lì per lì, ma già dopo un’ora perde qualsiasi significato, e più si va avanti meno lo scambio di foto con quella persona conserva un barlume di sensualità. Per l’uomo invece sembra funzionare esattamente al contrario: dopo la prima immagine ne chiede un’altra, poi un’altra ancora, fino al punto in cui si mette pure a sindacare su pose, angolazioni e illuminazione. Si passa, insomma, dall’essere un oggetto del suo desiderio al diventare uno strumento, una bizzarra bambola gonfiabile. Il che potrebbe anche mantenere un ultimo baluardo di erotismo, se alla fine di tutte queste richieste fotografiche si arrivasse a un incontro in carne e ossa. Peccato che tantissimi uomini là fuori  non siano davvero disposti a passare dalle parole ai fatti, vuoi perché pigri, complessati, fidanzati, o semplicemente codardi. Dico io, ma davvero credete che a una che non si vergogna del suo corpo e che è lieta d’esperire ogni forma di sessualità bastino un paio di chat e qualche stupida foto? Non capite che ciò che la muove è semplice e sana voglia di scopare e che pertanto è lì che si dovrebbe arrivare?! E soprattutto pensate davvero che quelle foto ce le facciamo apposta per voi? Ma per favore… ogni donna da sesso 2.0 che si rispetti ha un archivio d’immagini hot da riciclare con ogni poveretto che non sappia esimersi dal chiedergliene una. Non siete speciali, siete dei segaioli. Il che andrebbe benissimo se solo voleste toccarvi dinanzi a noi senza un computer di mezzo.