Alice Ayres

You can't rely on other people to make you happy

Categoria: Alice

I can see your halo

Le bugie. Le diciamo per non mostrare agli altri il peggio di noi.  Anzi, per non mostrarlo nemmeno a noi stessi, perché certi dettagli – un po’ come gli avvenimenti che alcuni telegiornali non mostrano di proposito – non esistono se nessuno li vede.

Ho passato diverso tempo della mia vita recente a mentire, o meglio a omettere. L’ho fatto con intenzionalità e motivazioni reali, per capire – andando per tentativi – quali fossero i confini della mia etica comportamentale, alla ricerca dell’atteggiamento che nella vita quotidiana mi facesse stare meno peggio. Ora, semplicemente, non mi va più di continuare così. Verità sempre, ecco il mio scopo. Anche quando la verità fa male, come è successo stasera, dove confessare apertamente l’orrenda persona che (a volte) sono e le cose stupide che (a volte) faccio ha creato più danni che benefici. Un po’ come nel telefilm Nurse Jackie in cui la vita della protagonista comincia ad andare di merda proprio quando prova a smettere di prendere tutti per il culo.

Francesco diceva che ero una delle donne più sensibili, intelligenti e coraggiose che avesse mai conosciuto. Ma allo stesso tempo pregava di non innamorarsi mai di una persona che avesse un ‘lato oscuro’ come il mio. I suoi occhi vedevano esattamente ciò che sono: una marea di contraddizioni. Luce abbagliante e nuvoloni neri, mischiati insieme in un gran casino il cui motore non è altro che la paura. Paura di morire prima di aver fatto tutto ciò che voglio, paura di non far capire a certe persone quanto io – anche contro ogni logica – tenga a loro, paura di credere in emozioni che esistono solo nella mia testa. O nel mio cuore.

Francesco era la parte pura di me, quello che voleva la favola, quello che in casa aveva ancora dei dvd per bambini, quello che a furia di sognare finiva sempre col venire ferito, ma che comunque continuava a cercare l’Amore. Forse i coraggiosi sono gli esseri come lui, che era disposto a rischiare in nome dei suoi ideali e non voleva accettare che chiunque – come invece gli dicevo io – ci avrebbe irrimediabilmente feriti una volta abbassate le nostre difese.
Io quel coraggio non ce l’ho, io mi spavento molto prima. Se una cosa è troppo bella per questo mio cuore abituato al grigio medio, la rovino con le mie mani. La deturpo codardamente prima che sia l’altro a farlo, prima di sentirmi illusa, usata, sottostimata – di nuovo – da qualcuno a cui ho concesso di vedere un pezzo di quella mia luce abbagliante.

Quando dico che il mondo ora che lui non c’è più è un posto peggiore, parlo sul serio. Manca la sua ingenuità, manca la sua lealtà, manca la sua empatia. Manca un amico che ti dica “Non fare cazzate, tu non sei davvero così” quando l’assenza di certezze ti spinge nella direzione sbagliata. Quando sei solo una donna compulsiva, vendicativa e cinica che piuttosto che ammettere di essere umana e fragile tenta in tutti i modi di dimostrarsi il contrario. Rovinando l’immagine di se stessa.

Oggi ho imparato tre cose. La prima, che essere sincera significa fare i conti con tutti i miei osceni difetti, senza poterli – finalmente – più rimandare. La seconda, che nessuna azione può fare da antidoto – nemmeno da palliativo – alla paura di una donna quando prova certe inaspettate emozioni. La terza, che forse «qualche illusione la riporterei in auge. Servono, te lo assicuro», come mi scrisse Fra un anno fa. Magari è tardi, ma voglio provarci lo stesso.

I miei “29 settembre”

La prima volta che ho tradito mi sono sentita in colpa. Sporca. Disonesta. Orribile. Ricordo il tormento interiore, la paura di perdere il mio ex, il bisogno di confessargli tutto pur di punirmi, pur di essere sincera almeno a posteriori.

La verità è che non ero mortificata per quello che avevo fatto, ero delusa dalla squallida circostanza in cui ciò era avvenuto. Ci sono situazioni in cui una donna – single o impegnata non importa – sa che deve lasciare perdere, che non c’è piacere in palio per lei, eppure a volte – vuoi per debolezza, vuoi per noia, vuoi perché ormai sei lì – capita di cedere, di assecondare la scelta sbagliata.

Quel giorno non ce l’avevo con me per amore del mio ex, ce l’avevo con me per amore di me stessa.

Più o meno un anno dopo ho tradito ancora, ma senza conflitti di coscienza. Certo non ero fiera di me, ma nemmeno così sottomessa alle regole imposte dalla società da negarmi un momento di piacere, stavolta scelto e desiderato. Se ti godi veramente una scappatella, come puoi rinnegarla?

Da allora sono diventata una di quelle che saltuariamente – magari quando le cose vanno male, magari quando la paura è quella di venire ferita per prima – cercano altro. O lo trovano pur senza cercarlo, cosa che alle donne succede molto spesso. Una di quelle che dopo una notte passata con un altro mandano un sms melenso al fidanzato,  non per coda di paglia ma perché davvero lo pensano. Perché tradire ti porta anche a fare paragoni tra ciò che hai e ciò che c’è là fuori, e realizzare che chi ti sei scelta come consorte vale molto più della media in circolazione è a dir poco rassicurante e splendido, anche se egoista e incoerente.

Parlo, rido e tu, tu non sai perché
T’amo, t’amo e tu, tu non sai perché

Non ho mai cercato giustificazioni alla mia infedeltà, solo spiegazioni. Per comprendere meglio me stessa, non per assolvermi. Non è semplice guardarsi allo specchio e riconoscere che forse non si sarà mai completamente fedeli in una storia, ma aiuta a ridimensionarsi, a capire che razza di persone si è. Ho imparato che ho tanti difetti – o ciò che le norme non scritte definiscono tali – ma che ho anche la mente abbastanza aperta da non renderli la mia prigione. Ho capito che la fedeltà per me verrà sempre dopo la libertà, la mia come quella di chi scelgo di amare, che deve essere legittimato a sua volta a qualche piccolo errore di percorso carnale, occasionale, primitivo, inaspettato… come spesso le storie d’amore non sono.

Le corna le hanno inventate per un motivo: sentirsi per un’ora vivi, folli e desiderabili, ma altrettanto rassicurati dalla presenza di una persona davvero importante che ci aspetta a casa.
Suona disgustoso, ma è atrocemente umano.

And I’m not sorry
It’s human nature

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