Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Tag: tradimenti

Il rimpiazzo

Credo che per una donna non ci sia niente di peggio che essere lasciata per un’altra, eppure gli uomini sembrano non averlo ancora capito. Non mi spiegherei, altrimenti, la deliberata mancanza di quelle accortezze che ci eviterebbero un repentino quanto gratuito dolore in aggiunta a quello già cocente di una rottura univoca, magari pure inaspettata. Sì perché la cosa divertente dell’essere rimpiazzata è che il 90% delle volte lo apprendi dopo, e non certo perché lui abbia deciso di inaugurare i suoi coglioni venendoti a dire la verità di persona. Macché, queste cose si vengono sempre a sapere dagli altri, se non lo si scopre addirittura da sole.

Ciò che non mi spiegherò mai di molti maschi non è tanto la loro crudeltà (spesso sono troppo idioti per esserne consapevoli), quanto la totale assenza di tatto che riservano a colei che un tempo dicevano di amare. Penso che mi sarebbe più facile operare a cuore aperto un essere umano senza alcuna nozione di medicina piuttosto che comprendere perché nulla di un uomo, neppure le sue bugie, sia dotato di un certo tempismo o logica. Sono capaci di mentire sulle più piccole stronzate pur di tradirti con un’altra, ma non sono in grado di partorire alcuna “bugia a buon fine” per indorarti la pillola mentre ti stanno frantumando il cuore. Poi però si arrogano il diritto di parlare di Amore, accoccolati con la loro fidanzatina nuova di pacca nella stanza che avete dipinto insieme in un lontano pomeriggio di settembre, addobbata con stampe e quadri che gli hai regalato negli anni, arredata con mobili che ora, senza la tua roba, sono più vuoti. O forse no, perché lei starà già usando i tuoi cassetti, il tuo asciugamano, e persino le calamite che hai lasciato sul frigo.

No, non sto dicendo che un uomo non debba lasciarti, né che tutto ciò che avete condiviso resti irrimediabilmente tuo se lui ti molla. Dico solo che – ma questo i maschi proprio non lo comprendono! – dovrebbe esistere una sorta di camera di decompressione, chiamata banalmente Buon Gusto, in cui si dà alle cose il tempo di perdere un po’ del colore che avevano durante il “vostro amore”, così da consentire a chi se ne va di accettare la situazione senza scontrarsi con l’orrore di un’altra tra le lenzuola ancora calde del vostro ultimo amplesso di addio. Sono cose piccole, apparentemente senza senso, sono i dettagli che ci rendono le donne complicate, intense e sensibili che siamo. Non sto parlando di perfezione femminile, quella non esiste. Le donne ad esempio tradiscono ormai quasi quanto gli uomini, anche se con motivazioni diverse e senza farlo in modo altrettanto premeditato e seriale ( a tal proposito conosco uno che non solo cornifica la sua ragazza con qualunque donna respiri, ma addirittura con una collega, costantemente, al di là di ogni possibile giustificazione da “momento di debolezza”). Insomma, di vittime sacrificali in stile “mogliettina anni Cinquanta” ce ne sono ben poche in giro, e grazie al cielo aggiungerei. Il problema è che molti confondono la parola “emancipazione” (femminile) con “desensibilizzazione”, come se farci una sana scopata o decidere autonomamente del nostro destino ci rendesse immuni dal farci spezzare il cuore (magari!) e soprattutto meno attente alle suddette piccole cose, ai dettagli emotivi. Tutt’altro, e lo dimostra il fatto che io, per esempio, non conosca alcuna donna che abbia rimpiazzato di nascosto il proprio ex senza concedergli spiegazioni, ammettere la verità o semplicemente farsi insultare per il suo nuovo tentativo di felicità. Sicuramente esisteranno donne che anche in questo valicano il confine tra i due sessi comportandosi come il peggiore cliché maschile, ma io non ne conosco né sarei mai in grado di agire così.

Quando si parla di sostituzioni, agli uomini sembra che urti praticamente solo il fattore fisico, che la loro vena “si chiuda” nell’immaginare la loro donna che si fa scopare da un altro, piuttosto che di costui innamorata. Certo, non che a noi l’infedeltà del consorte faccia piacere, ma credo che chiunque si metta insieme a una persona sappia che esiste un minimo di margine di infedeltà, che poi si dimentica con la fiducia. Sono convinta però, perlomeno in base alla mia esperienza personale, che at the end of the day per quanto un partner occasionalmente infedele sia rivoltante e mandi all’aria l’intimità esclusiva di una storia condividendosi con qualcun altro, ben peggiore sia l’idea che TUTTO ciò che fino a ieri ritenevi “vostro” ti sia di colpo espropriato, senza diritto di ricorso, senza che nemmeno te ne accorga. E, magari, proprio da quella sua “amica” che a pelle non ti ha mai convinta, che trasudava stupidità da tutti i pori, la viziata, immatura, vanitosa sciacquetta che eri costretta a sopportare per fargli un favore. Questo, per giunta, significa conoscere la sua faccia, la sua voce, la sua odiosa risata, e non riuscire a evitare di immaginarli insieme, di ossessionarti con l’idea che lui la guardi pensando che sia migliore di te o non pensandoti affatto, di vomitare quando la consapevolezza che quei due scopino in quello che era il vostro nido d’amore prende il sopravvento sulla tua razionalità.
Chi viene dopo, si sa, è diametralmente opposto a chi c’era prima, i paragoni non possono sussistere e ogni genere di competizione a scoppio ritardato è puramente e tristemente femminile. Per quanto mi riguarda, se proprio dovessi scegliere con chi essere rimpiazzata, come minimo vorrei una donna così interessante, colta e carismatica da farmi dire “se fossi uomo la amerei pure io”. Come se una così esistesse. Del resto se un uomo lascia una come me, dopo vuole solo avere accanto qualcuna che gli dia sempre ragione, remissiva, controllabile, con la personalità del grigio medio e la presenza scenica di uno scopettone. Ovvero tutto ciò che io non sono.

Lasciare una persona è lecito, abbandonarla è ardito, rimpiazzarla come fosse una scarpa vecchia è crudele. Agli uomini invidio la stessa cosa che sono fiera di non possedere: la capacità di dimenticare un essere umano che ti ha dato tutto, come se non fosse mai esistito.

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Siamo tutti un po’ mucciniani

Poche cose mi intristiscono quanto un uomo sposato, specie se prima di infilarsi una fede al dito era bello e “sciupafemmine”.

Quando ero al liceo mi piaceva un sacco (come tanti altri) un ragazzo più grande che lavorava sotto casa mia, e non perdevo occasione di passare nel suo negozio sperando chissà cosa. Non è mai successo nulla di reale tra noi (per scelta mia, ironia della sorte), benché lui avesse provato più volte a tastare il terreno, in quel modo viscido e squallido tipico dei maschi che sanno di essere molto attraenti e vogliono vincere tutto. Mi mandava sms chiedendomi cosa fossi disposta a fare, sessualmente, per lui: troppo sfacciato per dirgli di sì, anche per una come me. Avevo credo 17 anni, lui almeno 25, e oggi l’idea che un ragazzo fatto e finito sentisse il bisogno di fare lo splendido con una minorenne mi riempie di tristezza. Le ragazzine al liceo pensano di essere grandi, navigate e mature, e se qualcuno più vecchio di loro – specie over 30 – ci prova credono che sia normale e naturale, senza rendersi conto di quanto la cosa sia quasi malata. Se un mio coetaneo si presentasse una sera per mano a una liceale, mi verrebbe il vomito… Per lei, non per lui, perché le ragazze giovani sanno farsi rigirare dagli uomini come un calzino, ma in preda al loro delirio di onnipotenza pensano di avere le redini del gioco in mano quando non è così. C’è una bella differenza tra il non essere più vergini e l’essere sessualmente e mentalmente mature, ma lo si capisce solo a posteriori, almeno dieci anni dopo. E finché ci sarà qualche disperato – magari appunto sposato e con figli – disposto ad adescarle e raggirarle, questo circolo vizioso di stupidità non cesserà mai di esistere.

Il coraggio di restare soli appartiene a pochi, gli altri si conformano diventando tutti uguali, quasi tutti squallidi. Se provo pietà per molte coppie sposate è solo perché conosco gli uomini sposati, che nel 90% dei casi sono come bambini capricciosi che prima vogliono una chitarra, poi quando ce l’hanno vogliono la batteria, poi dopo chiedono una tromba, eccetera eccetera. Si sposano credendoci, inscenando quel grande circo che sono i matrimoni, dove i festeggiati hanno bisogno di spendere migliaia di euro per credere nel loro stesso amore anziché fare una cosa pura e semplice in linea con la natura di tale sentimento. Poi, una volta assestati, una volta nato un figlio, una volta che l’effetto novità è svanito, i maritini sono capaci di fare tutto, dall’andare a troie al corteggiare una quindicenne in rete. I peggiori sono quelli che la notte vanno a dormire con la coscienza pulita perché non hanno concretamente tradito la moglie, però fantasticano giorno e notte su chiunque respiri, masturbandosi sul posto di lavoro o chiusi a chiave in bagno.

E allora per una cinica come me quella sposa vestita di bianco, con quell’abito scomodo, costoso, caldo, arzigogolato e inutile per il quale è dimagrita pur di non sfigurare nel giorno del sì, ai miei occhi è solo un’illusa, ingenua tanto quanto le ragazzine che pensano di piacere davvero agli uomini maturi. È un bersaglio umano, è la protagonista di un film dal finale amaro già annunciato, è la ridicola regina di una favola costruita, in tutti i sensi, a sue spese.

Sarò qualunquista, ma il problema non è mio, è di chi rende certi luoghi comuni maledettamente veri.