So far gone

di Alice Ayres

Sono sempre stata una outsider. O perlomeno mi ci sono sempre sentita.
Una che sa mischiarsi bene agli altri, che riesce a strappare un sorriso anche ai più duri d’animo, che piace alla gente… ma che la gente non la sente né vicina né affine.
Io non mi riconosco in ciò che orbita intorno a me. Io non sono questo. Io non sono nessuno. Io non esisto perché ciò in cui mi rispecchio non esiste: le utopie.

Non mi riconosco nelle donne che cercano a tutti i costi un figlio per darsi un senso, che si scelgono uomini ‘padroni’ ma allo stesso tempo smidollati, che non dicono davvero ciò che pensano perché non sta bene.
[Da quando la trasparenza è un difetto?]

Non mi riconosco in quei maschi – e purtroppo ce ne sono tanti – che parlano di amore e libertà senza nemmeno conoscere questi concetti, tanto sono incatenati al loro egoismo e alla loro mentalità pleistocenica.
Quelli che a un tono di voce caldo e dolce ne preferiscono uno cattedratico, che vedono le donne come suppellettili o come costanti minacce, e definiscono ‘zoccole’ quelle che si sono permesse di avere un’intensa vita sessuale. Magari proprio con ‘uomini’ come loro.
[Vi meritate una compagna fintamente illibata che vi attacchi l’aids]

Non mi riconosco in chi sceglie intenzionalmente di ferire il prossimo senza curarsi delle conseguenze. In chi non ti aiuta se hai bisogno, non ti soccorre se stai male, non ti chiede scusa se ti ha fatto piangere a dirotto. E che pretende che le sue ragioni e necessità prevalgano sulle tue, in base a una legge scritta col tuo sangue.
[Siamo tutti il buon samaritano preso a calci di qualcuno]

Ma soprattutto non mi riconosco in chi – sistematicamente – tenta di deturpare le cose belle, cercando di rendere universale il suo stramaledetto autolesionismo. Che ha bisogno di essere infelice per ‘stare bene’, per fregiarsi del più cieco cinismo come unico rimedio ai dubbi esistenziali, per trovare una scappatoia che gli impedisca di ammettere la più banale verità: la-felicità-mi-fa-una-paura-fottuta.
[Come se poi aveste avuto tutti chissà che problemi]

E non importa se per questi folli kamikaze in malafede dipingeresti il mondo più bello del mondo, mettendo insieme tutto ciò che di buono hai imparato da ogni sconfitta, da ogni abbandono, da ogni uomo che si è rivestito e se ne è andato, da ogni promessa infranta, da ogni errore che pagheresti oro per tornare indietro e non commettere. Non importa quanto vorresti farli felici, ed essere felice con loro, conferendo alla vostra vita l’alto senso che merita. Non importa se hai attraversato le realtà più avvilenti – ma senza mai perdere la speranza – pur di raggiungere quella meta chiamata “Voglia di darsi totalmente, incondizionatamente, perdutamente a un’unica persona”.
Sarà tutto inutile. Ti diranno che è solo colpa tua, rea di aver tentato di diventare una persona migliore.
Rea di avere il coraggio e la forza d’animo che a loro manca.
Rea di essere una disadattata bisognosa solo di un abbraccio.

Why isn’t love enough?

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