Anche se non lo leggerai mai, o forse proprio per questo

di Alice Ayres

A te che non leggerai mai queste parole, perché sono inutili e noiose. Perché fanno paura, come tutte le cose troppo vere che non trovano spazio in questo mondo.
A te che ti difendi attaccando, provocando, scappando. Che pensi troppo e osi troppo poco.
Alla tua camminata buffa, trascinata e molleggiata, che ti distingue da chiunque altro e mi fa sorridere il cuore.
Ai tuoi occhi piccoli e stanchi, che in silenzio notano tutto, che se li incroci con lo sguardo è subito batticuore.
Alle tue mani grandi, calde, attente. Al loro tocco timido, che cancella i pensieri dalla mia pelle.
Alla tua ironia incessante che non conosce né tatto né tempismo. La tua strada battuta e sicura, senza imprevisti.
Al tuo testone bacato, colmo di pessimismo ma soprattutto di acuta, sottile intelligenza.
Al modo inconsapevole in cui ti racconti, mentre io faccio finta di non ascoltarti troppo per paura che tu smetta.
Alla tua ostinazione, che fa a botte con la mia follia.
Ai sorrisi veri che disegni sul mio viso e che ti sforzi di non vedere.
Al giorno – non troppo lontano – in cui faremo finta di non esserci mai conosciuti.
A te che sei splendido nella tua cocente imperfezione, ma non lo sai.

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