Il tempismo è tutto

di Alice Ayres

Posto che non ho alcuna intenzione di generalizzare su tutta la razza “virile”, mi trovo però costretta a constatare che nella mia cronologia di relazioni donna-uomo ci siano delle macabre costanti che non svaniscono mai. Una di queste è il tempismo maschile.

Nei rapporti non c’è mai un’occasione buona per lasciarsi, prendere una pausa o sollevare problemi difficili, si sa. Ciononostante quando questo sporco lavoro tocca a un uomo egli riesce sempre a scegliere il momento peggiore, con una specificità che quasi commuove perché ti insegna che, in fondo, qualche certezza nella vita esiste. Potrei anche aprire una digressione su come i maschi tendano a procrastinare all’infinito certe discussioni per poi sfornarle all’ultimo a mo’ di “stoccata finale” con conclusioni già tratte e senza concedere diritto di replica, ma vedrò di arginarmi.

Tempismo, dunque. Alzi la mano chi almeno una volta è stata scaricata in un momento inopportuno. Un talento naturale e senza scrupoli, il loro: si avvicina il tuo compleanno? Mancano due settimane a Natale? Sei stata recentemente colpita da un grave lutto? Hai appena perso il lavoro? Hai un principio di crisi depressiva? Sei in viaggio all’estero? Tutti scenari perfetti per far entrare in scena il cavallo di battaglia “Dobbiamo parlare”. Che poi, si sa, questa frase la dicono le donne mica gli uomini. Loro semmai espongono il problema in coward-style, cioè confessandosi (facendo pure gli esasperati) in seguito alla domanda “Cos’hai?” più volte reiterata dalla partner infastidita e preoccupata da atteggiamenti diversi del solito e connotati spesso da queste caratteristiche: apatia, risposte monosillabiche, negatività diffusa, zero entusiasmo verso qualsiasi cosa (tranne la tv). E soprattutto il grande intramontabile evergreen, il mutismo. Quante volte le mamme ci hanno detto che in una coppia la comunicazione è tutto? Ecco, chiedetevi perché. Il dramma però è che mentre noi donne sappiamo bene che interagire e parlare sia importante, tanto da stressarvi fino alla morte se non rispondete entro mezzo secondo a ogni domanda che snoccioliamo a tavola, voi per qualche oscura ragione usate un altro parametro per giudicare l’andamento di una relazione: la frequenza con cui si scopa.
Ora, è vero che può esserci sesso anche senza comunicazione (e, diciamocelo, a volte tacere ha davvero il suo perché), ma vi siete mai chiesti quanto poco siate attraenti quando fate certe sceneggiate da femminuccia mestruata offesa che dice “Non ho niente”? E se allora l’eros che la vostra donna nutre nei vostri confronti dipendesse in parte proprio da un fattore cerebrale e comunicativo? Se vi trovasse arrapante per ciò che dite e pensate, per come la ascoltate, per le attenzioni nei suoi confronti anziché per quell’arnese che avete tra le gambe che, diciamocelo, ormai conosce a memoria? Ve lo siete mai chiesti?

Non sto dicendo che se una coppia va in crisi sia solo colpa dell’uomo, ci mancherebbe. Le responsabilità vanno sempre divise, anche se a volte emergono tardi perché ultimamente la procrastinazione è scambiata per un’arte. Credo però che l’atteggiamento dell’uomo sia spesso poco costruttivo e alquanto egoista, tanto da decidere di aprire il vaso di Pandora senza lo scrupolo di essere delicato, spadellando i suoi dubbi esistenziali in faccia all’amata proprio quando magari lei ha altre cose a cui pensare oppure, semplicemente, non è il momento adatto. Postporre un problema di un paio di settimane non ha mai ucciso nessuno,  piuttosto se non sapete proprio come ingannare l’attesa  che vi separa dallo spezzarci il cuore scopatevi un’altra, lo troverei quasi meno mortificante che essere abbandonata mentre addobbo l’albero armata delle migliori intenzioni.

Ps: per la cronaca, degli scenari-esempio proposti pocanzi un mio ex riuscì a beccarne due in un colpo solo. Un vero fuoriclasse.

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