Ma quali preliminari

di Alice Ayres

Se le dimensioni nel sesso non contano, lo stesso molte volte può valere per la durata. Per carità, è scontato che nessuna di noi apprezzi quegli imbarazzanti episodi in cui, dopo aver tanto bramato di andare a letto con un uomo, il rapporto – strappo dei vestiti compreso – dura letteralmente pochi istanti. Del resto, tutte almeno una volta nella vita hanno avuto a che fare con un involontario adepto del coito precoce, e posso affermare con assoluta certezza che non esista donna che sogni un amplesso che finisca prima ancora di essere completamente penetrata.

Quando parlo di velocità non mi riferisco ai malcapitati uomini schiavi del preservativo ritardante, penso invece a quell’avidità passionale, animalesca e spesso inaspettata con cui, insieme al partner di una vita o ancor meglio con un mezzo sconosciuto, ci si salta addosso senza tanti complimenti. Insomma, per dirla con parole povere, sto parlando della cosiddetta sveltina. Lo so, ci abbiamo impiegato decenni a educarvi – ammesso che lo abbiate davvero compreso – all’importanza dei preliminari, dello scoprirsi poco per volta, assaporandosi lentamente tra sguardi, carezze e parole che disegnano una parabola ascendente del reciproco desiderio. Del resto tutte queste psico-cazzate sessuali, che sembrano trasformare una semplice scopata in un menù fatto di infinite portate di antipasti, sono tipicamente femminili. Gli uomini sono generalmente più pragmatici e frettolosi nella loro brama, forse perché Madre Natura, previa erezione, li ha resi subito pronti all’uso. Ma se è vero che in ogni uomo esiste anche un’indole femminile, è vero anche che in ogni femminuccia risiede un piccolo animo maschile, verosimilmente per nulla elegante e coi gusti sessuali da appoggiatore seriale (per intenderci, quei tristi signori, quasi sempre over 40, che sul bus adagiano il loro pacco addosso a passeggere a caso). Con questo non voglio dire che a ogni donna piaccia essere sbattuta senza quasi chiedere permesso, come fosse un posto di blocco di un film americano infranto dal bandito in fuga di turno. Dico solo che un rapporto “alla maschile”, improvvisato, primitivo e soprattutto poco romantico, costituisca un po’ il sale della vita sessuale.

Bando ai perbenismi: vedere un uomo che muore dalla voglia di entrare dentro di te, così tanto da non avere tempo per spogliarti e baciare ogni centimetro del tuo corpo, è semplicemente eccitante. Non solo, sono proprio questi gli amplessi che spesso, a posteriori, restano più impressi nella memoria. Non importa il come, e soprattutto non importa il dove: l’importante è farlo. È proprio così: in questi casi il desiderio è talmente accecante da obnubilare gran parte delle remore che generalmente ci si pone. Ci vedrà qualcuno? Rovinerò il vestito? Staremo scomodi? Nulla ha più importanza davanti al godimento. Se chiudo gli occhi e penso alla mia idea di sesso travolgente, mi viene in mente solo un’immagine: le mani di lei che slacciano frettolosamente i pantaloni di lui, senza pensare, senza guardarsi, quasi tremando. E poi lui che, con veemenza, si fa strada tra le sue cosce, sollevandole la gonna e riducendole le mutandine quasi in brandelli. Questa per me è la vera essenza del sesso, radice di tutti quegli amplessi irrazionali, violenti, a volte addirittura sbagliati che forse non ti restano nel cuore, però nella memoria e nelle sue budella sì. Io stessa ho piacevoli memorie del cesso di un bar dove mi sono calata in quello che per molti è il luogo comune più squallido per eccellenza: l’amore in un bagno pubblico. Un atto che in quel momento sembrava semplicemente logico, naturale, giustificato. Le sveltine sono così: non importa se ci si ami o ci si odi, anzi a volte sono proprio la rabbia e l’assenza di stima reciproca a costituirne, in un modo a dir poco malato, il motore. Penso al cosiddetto break up sex, quei momenti in cui ci si sta lasciando con la persona un tempo amata: nonostante la si odi inconsciamente, nonostante la si vorrebbe accoltellare emotivamente in ogni maniera possibile, alla fine si finisce col volerla possedere ancora una volta, sapendo che sarà l’ultima, e per ragioni misteriose e malinconiche si ova un piacere incalcolabile, soffocante, indimenticabile.

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