Siamo tutti un po’ mucciniani

di Alice Ayres

Poche cose mi intristiscono quanto un uomo sposato, specie se prima di infilarsi una fede al dito era bello e “sciupafemmine”.

Quando ero al liceo mi piaceva un sacco (come tanti altri) un ragazzo più grande che lavorava sotto casa mia, e non perdevo occasione di passare nel suo negozio sperando chissà cosa. Non è mai successo nulla di reale tra noi (per scelta mia, ironia della sorte), benché lui avesse provato più volte a tastare il terreno, in quel modo viscido e squallido tipico dei maschi che sanno di essere molto attraenti e vogliono vincere tutto. Mi mandava sms chiedendomi cosa fossi disposta a fare, sessualmente, per lui: troppo sfacciato per dirgli di sì, anche per una come me. Avevo credo 17 anni, lui almeno 25, e oggi l’idea che un ragazzo fatto e finito sentisse il bisogno di fare lo splendido con una minorenne mi riempie di tristezza. Le ragazzine al liceo pensano di essere grandi, navigate e mature, e se qualcuno più vecchio di loro – specie over 30 – ci prova credono che sia normale e naturale, senza rendersi conto di quanto la cosa sia quasi malata. Se un mio coetaneo si presentasse una sera per mano a una liceale, mi verrebbe il vomito… Per lei, non per lui, perché le ragazze giovani sanno farsi rigirare dagli uomini come un calzino, ma in preda al loro delirio di onnipotenza pensano di avere le redini del gioco in mano quando non è così. C’è una bella differenza tra il non essere più vergini e l’essere sessualmente e mentalmente mature, ma lo si capisce solo a posteriori, almeno dieci anni dopo. E finché ci sarà qualche disperato – magari appunto sposato e con figli – disposto ad adescarle e raggirarle, questo circolo vizioso di stupidità non cesserà mai di esistere.

Il coraggio di restare soli appartiene a pochi, gli altri si conformano diventando tutti uguali, quasi tutti squallidi. Se provo pietà per molte coppie sposate è solo perché conosco gli uomini sposati, che nel 90% dei casi sono come bambini capricciosi che prima vogliono una chitarra, poi quando ce l’hanno vogliono la batteria, poi dopo chiedono una tromba, eccetera eccetera. Si sposano credendoci, inscenando quel grande circo che sono i matrimoni, dove i festeggiati hanno bisogno di spendere migliaia di euro per credere nel loro stesso amore anziché fare una cosa pura e semplice in linea con la natura di tale sentimento. Poi, una volta assestati, una volta nato un figlio, una volta che l’effetto novità è svanito, i maritini sono capaci di fare tutto, dall’andare a troie al corteggiare una quindicenne in rete. I peggiori sono quelli che la notte vanno a dormire con la coscienza pulita perché non hanno concretamente tradito la moglie, però fantasticano giorno e notte su chiunque respiri, masturbandosi sul posto di lavoro o chiusi a chiave in bagno.

E allora per una cinica come me quella sposa vestita di bianco, con quell’abito scomodo, costoso, caldo, arzigogolato e inutile per il quale è dimagrita pur di non sfigurare nel giorno del sì, ai miei occhi è solo un’illusa, ingenua tanto quanto le ragazzine che pensano di piacere davvero agli uomini maturi. È un bersaglio umano, è la protagonista di un film dal finale amaro già annunciato, è la ridicola regina di una favola costruita, in tutti i sensi, a sue spese.

Sarò qualunquista, ma il problema non è mio, è di chi rende certi luoghi comuni maledettamente veri.

Annunci