Sei diversa da come ti avevo immaginata

di Alice Ayres

Non mi è mai interessato piacere a tutti. Creare scalpore e avere rapporti conflittuali con le persone è molto piu divertente, soprattutto in questa società italiana che pur dando al termine “bigotto” un’accezione negativa, non può esimersi dall’esserlo, persino nel 2011.

Benché l’unanime accettazione della mia persona sia distante anni luce dalle mie priorità, se c’è una cosa che detesto è chi si aspetta (guarda caso sempre gli uomini), dandolo per scontato, che io sia diversa da come sono, conforme all’idea che si è fatto di me o alle norme sociali più maschiliste che richiedono una bambolina che al momento opportuno sappia stare zitta, sorridere e non rubargli il posto sulla scena.

Mi è capitato più volte di conoscere uomini online, non necessariamente con fini ‘maliziosi’. Funziona sempre nella stessa maniera: ci scriviamo assiduamente, a volte in maniera introspettiva ed emotiva, e poi un giorno – di solito su mia iniziativa, sono una donna che in ogni aspetto della vita preferisce andare al sodo – ci incontriamo di persona: un caffè, una passeggiata, poi chi vivrà vedrà. Ecco, a quel punto succede quasi sempre “l’irreparabile”: l’uomo che fino al giorno prima dichiarava di ammirare certe mie doti, non appena se le trova davanti comincia quasi a detestarle. Lui, che lodava la fortuna di aver incontrato una donna senza peli sulla lingua, con tante cose da dire e troppo testarda per essere domata, cambia idea quando comprende cosa significhi averci concretamente a che fare (leggasi: essere altrettanto ricco di personalità). Una volta che mi ha davanti e sono io a portare avanti i discorsi, io a contraddirlo, io a essere goliardica, io a sentirmi più a mio agio, io a studiarlo, ecc… beh a quel punto si sente castrato. Oberato del tremendo dovere di tenermi testa. Insofferente. Sfinito, come se il fatto ch’io sia esattamente come già sapeva fosse una mia colpa (!), non ciò che andava – a suo dire – cercando.

Questo avviene per due motivi:
1) La gente normalmente usa internet per mostrare una versione potenziata di sé, migliore dell’originale, e si aspetta che io faccia altrettanto (ma non è così).
2) La grande e dolorosa verità: agli uomini le donne di troppo carattere non piacciono. PER NIENTE. Sono affascinati dall’idea di una femmina di polso, ma solo dall’idea per l’appunto. Una donna con le palle più grandi delle loro non può né deve esistere. Ma di questo parlerò un’altra volta.

Lo so, sono scaduta in un luogo comune trito e ritrito. Ma la vera tristezza sta proprio in questo: per quanto secolare, è un’asserzione ancora valida. Eccezion fatta per un ragazzo romagnolo (mi pare) che dopo avermi tampinata insistentemente online, uscì con me aspettandosi qualcosa di ancora più ‘geniale’: che io, data la mia pittoresca personalità, lo intrattenessi nella sua mattinata noiosa. Tipo giullare insomma. Mmm, proprio la mia idea di come fare colpo su una donna. In una gelata mattina d’inverno mi obbligò a scortarlo a piedi mentre esauriva il rullino della sua macchina fotografica, senza nemmeno conversare. Alice in modalità cane, Alice in modalità borsetta, Alice in modalità badante. E quando feci notare l’assurdità della situazione (amo le foto, ma se sono io a farle, non se devo guardare uno sconosciuto che scatta a caso mentre assidero) non solo non ricevetti alcuna scusa e/o giustificazione, ma fui anche velatamente accusata di essere acida. Ecco, ‘acida’ è l’aggettivo paraculo per antonomasia, quello che gli uomini lanciano addosso alle donne come un’arma passepartout ogni volta che si sentono in difetto oppure vengono trattati con un po’ di (sana) aggressività. È come dare della ‘zitella’ a una single di 35 anni, solo perché magari è troppo libera e intelligente per volersi blindare in un matrimonio o nel ruolo obbligato di madre.

La morale della favola è sempre la stessa, e lunga sette parole: “Sei diversa da come ti avevo immaginata”. E grazie al cielo direi! Il bello (?) però è che dopo avermi giudicata ‘non idonea’ ai loro canoni di donna meritevole di stare al mondo, hanno comunque voglia di scoparmi, temo per godersi quell’illusorio senso di ‘rivalsa’ di quando si affonda la propria ‘arma’ dentro a una donna. A ogni modo anche io, dopo l’ennesimo incontro con un essere umano di scarsa combattività, penso sempre la stessa cosa: “Questo mi servirà per il blog”.

ps: buon anno a tutti ma specialmente ad una delle mie lettrici preferite, Violet.

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