Orrori madornali atto II: l’abuso di potere

di Alice Ayres

Uno dei motivi che rendono gli uomini molto simili tra loro è il fatto che apparentemente facciano di tutto per alimentare i più beceri e scontati cliché, uno fra tutti l’ambiguità comportamentale sul lavoro. Ora, io sono la prima che si eccita per le cose proibite e che andrebbe a letto proprio con le persone che sarebbe meglio evitare (docenti universitari quando ero studentessa, amici di famiglia del mio ragazzo quando ero fidanzata, ecc), ma non al punto di far prevalere il dato personale su quello lavorativo.

Quello del capo che fa lo scemo con la dipendente è uno degli scenari più grotteschi e umilianti che ci siano: umilianti per lui, mica per lei. L’uomo che sfrutta la propria ‘posizione di potere’ per fare il viscido è doppiamente coglione: da una parte perde il rispetto umano che chiunque vorrebbe nutrire nei confronti di colui per cui lavora, offuscando anche il proprio talento professionale (laddove ci sia); dall’altra si butta fragorosamente la zappa sui piedi, dacché è ben noto che (quasi) tutte le donne siano sì attratte dall’uomo ‘di potere’, ma solamente fintanto che lui resta avvolto dalla sua ‘aura di capo’ apparendo irraggiungibile anzichè l’uomo di merda che invece è.

Certo, non è che nei casi di abuso di potere le donne/vittime siano sempre innocenti, ma ciò che le distingue dal maschio è l’acume di saper provocare – quando lo fanno, cioè QUASI MAI – in un modo così sottile da non poter essere identificate come ‘colpevoli di seduzione’. Gli scemi insomma sono quelli che ci cascano, e che per di più comportandosi come undicenni arrapati alle prese con le prime seghe finiscono col diventare ai nostri occhi l’incarnazione dell’Antisesso. E pensare che assumendo un atteggiamento unicamente serio e professionale avrebbero alimentato le nostre fantasie al punto da farci (forse) capitolare tra le loro lenzuola.

Tutto questo forse non accadrebbe se il rispetto per la donna, a fine 2010, esistesse davvero.

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