Alice Ayres

NEVER REPRESS YOURSELF

Mese: marzo, 2010

Festa di chi?

Oggi è la festa della donna e mi chiedo quanti maschi – anziché taggare ogni ragazza che conoscono su una foto di mimosa caricata in Facebook – colgano l’occasione per interrogarsi su come si rapportano quotidianamente al gentil sesso. Probabilmente nessuno, né l’8 marzo né i restanti 364 giorni.

Ci sono tre cose che mi fanno rabbrividire di questa festività:

1) Quelle che si sentono ‘donne’ solo se hanno un fidanzatino per il quale dare un senso al proprio cassetto di lingerie: personalmente preferisco l’arrapantissima sensazione che si prova quando tutti per strada si girano ad ammirarti e tu sei libera di sedurli, illuderli o ignorarli perché tanto appartieni solo a te stessa.

2) Le singles che fraintendono il concetto di solidarietà femminile con la raccapricciante idea di andare a qualche serata “per sole donne” in stile California Dream Men: come si può essere così disperate da pagare per vedere (anzi, non vedere neanche!) un pene? Preferirei trascorrere il resto della mia vita afflitta dalla candida piuttosto che infilare una banconota nel perizoma di un untissimo e per niente virile spogliarellista.

3) Tutti coloro che non si focalizzano sull’unica utilità sociale di questo giorno, ovvero interrogarsi sulle condizioni delle donne nel mondo. Non bisogna essere Simon De Beauvoir per comprendere che lamentarsi della mancata parità dei sessi sia un lusso che solo noi occidentali possiamo concederci: mentre in Yemen mancano leggi che puniscano la violenza sulle donne ed in Marocco la poligamia è considerata un sacrosanto diritto, in Italia (tra un decreto e l’altro) ci si preoccupa di sponsorizzare l’ultima crema di bellezza.

La festa della donna è quel ‘contentino’ che ci viene dato per illuderci che la società non sia da sempre storicamente maschilista, che non verremo guardate come aliene se decideremo di non avere figli, né come eretiche se sceglieremo di non sposarci mai, né tantomeno come troie se passeremo il nostro tempo libero a scoparci diversi uomini. Siamo nel 2010 e ancora quasi nessun maschio è pronto ad accettare che a letto le regole possano essere stabilite anche dal gentil sesso: conosco almeno un paio di trogloditi che necessitano di testare la ‘purezza’ di una donna attraverso la medievale domanda ‘Con quanti sei stata a letto?’, come se un’alta intensità di traffico vaginale ci rendesse inspiegabilmente diverse. E sono gli stessi repressi che poi una quando trovano una consorte che rasenti la verginità si lamentano perché a letto è legnosa e schizzinosa, chiudendosi in bagno a fantasticare su donne come me.

Meno male che c’è Kathryn Bigelow a risollevare le nostre sorti oggi.
Buon otto marzo.

 

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Curiosity killed the cat

A volte tutto ciò che serve per finire a letto con un uomo è un semplice sguardo, il modo in cui due occhi raccontano silenziosamente un morboso desiderio.

Mi è capitato diverse volte, la più eclatante a un funerale: mentre tutti intorno a noi mantenevano un atteggiamento di contegno e cordoglio, io e quest’uomo del doppio della mia età ci guardavamo da lontano, ininterrottamente. Si è avvicinato a me, mi ha stretto la mano, ha pronunciato il suo nome lentamente, fissandomi con insistenza: nei suoi occhi ho visto il mio corpo nudo scosso e posseduto dal suo, i capelli nelle sue mani, la mia bocca su di lui. È stato un attimo infinito, una tentazione a cui solo la presenza di sua moglie e dei figli mi ha fatto resistere.

A due anni da quell’unico incontro non mi aveva ancora dimenticata. L’ho trovato per caso su Facebook e non mi sono tirata indietro: una email di appena due righe per sondare il terreno, la sua risposta immediata, la voglia incontenibile di vedermi pur abitando a 300 km di distanza. Purtroppo questo entusiasmo l’ha fregato, come spesso accade agli uomini over-50 che nella brama di fuggire una noiosa vita coniugale si trasformano in bambini incapaci di aspettare il 25 dicembre per aprire i regali: dopo appena due giorni di telefonate ed sms inequivocabili la moglie l’ha scoperto. La poverina ha persino tentato (inutilmente, mica sono così fessa) di telefonarmi, perciò per ‘quieto vivere’ io e lui abbiamo smesso di sentirci, anche perchè – diciamocelo – non nutrivo più interesse verso un essere umano dotato di così poca furbizia.
Ma non finirà comunque qui: so dove lavora, so dove vive, e il giorno in cui capiterò nella sua città andrò a prendermelo. Il perché? Eccitare un uomo mi fa impazzire. Voglio vedere ancora quel suo sguardo, e ridere della sua immoralità.