Curiosity killed the cat

di Alice Ayres

A volte tutto ciò che serve per finire a letto con un uomo è un semplice sguardo, il modo in cui due occhi raccontano silenziosamente un morboso desiderio.

Mi è capitato diverse volte, la più eclatante a un funerale: mentre tutti intorno a noi mantenevano un atteggiamento di contegno e cordoglio, io e quest’uomo del doppio della mia età ci guardavamo da lontano, ininterrottamente. Si è avvicinato a me, mi ha stretto la mano, ha pronunciato il suo nome lentamente, fissandomi con insistenza: nei suoi occhi ho visto il mio corpo nudo scosso e posseduto dal suo, i capelli nelle sue mani, la mia bocca su di lui. È stato un attimo infinito, una tentazione a cui solo la presenza di sua moglie e dei figli mi ha fatto resistere.

A due anni da quell’unico incontro non mi aveva ancora dimenticata. L’ho trovato per caso su Facebook e non mi sono tirata indietro: una email di appena due righe per sondare il terreno, la sua risposta immediata, la voglia incontenibile di vedermi pur abitando a 300 km di distanza. Purtroppo questo entusiasmo l’ha fregato, come spesso accade agli uomini over-50 che nella brama di fuggire una noiosa vita coniugale si trasformano in bambini incapaci di aspettare il 25 dicembre per aprire i regali: dopo appena due giorni di telefonate ed sms inequivocabili la moglie l’ha scoperto. La poverina ha persino tentato (inutilmente, mica sono così fessa) di telefonarmi, perciò per ‘quieto vivere’ io e lui abbiamo smesso di sentirci, anche perchè – diciamocelo – non nutrivo più interesse verso un essere umano dotato di così poca furbizia.
Ma non finirà comunque qui: so dove lavora, so dove vive, e il giorno in cui capiterò nella sua città andrò a prendermelo. Il perché? Eccitare un uomo mi fa impazzire. Voglio vedere ancora quel suo sguardo, e ridere della sua immoralità.

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